Artista poliedrico dal solido background culturale, Marco Lodola (Dorno, 1955) dà vita ad un linguaggio immediato che comunica attraverso la contaminazione di diversi generi espressivi –dalla pittura alla scultura, dalla musica al cinema- a favore di nuove percezioni sensoriali.
Dopo la co-fondazione del Nuovo Futurismo nei primi anni Ottanta -col supporto teorico di Renato Barilli- l’artista avvia una profonda riflessione sulle avanguardie storiche per coniugare presente e passato attraverso la tecnologia del futuro. Dalle insegne al neon ai cartelloni pubblicitari fino a coprire l’intero universo massmediatico, tutto contribuisce alla ricerca di un’estetica che affonda le radici nella cultura metropolitana, attingendo suggestioni soprattutto dalla ricostruzione futurista di Depero e dagli esponenti della pop art. Nel 1998 Lodola fonda poi il Gruppo 98, riunendo artisti che spaziano tra le diverse discipline: arti plastiche, musica, fotografia e letteratura. Una sorta di factory con sede in una ex fabbrica che prenderà il significativo nome di Lodolandia.
Un’articolata selezione di opere, che annovera duecento disegni preparatori, cinquanta dipinti, quindici light box e sei sculture luminose di grandi dimensioni, traccia un excursus del percorso dell’artista negli ultimi dieci anni. Al primo piano del castello si snoda un allestimento di light box ispirato a diverse iconografie cristiane come il Sacro Cuore, l’Assunzione, la Deposizione, l’Ultima cena, l’Adorazione dei pastori e San Giorgio e il drago. Tutte sono tratte da modelli quattro-cinquecenteschi, riferimenti immediatamente riconoscibili, ma al tempo stesso stranianti perché i personaggi, caratterizzati dalla rigorosa linea essenziale –alla maniera cloisonnè degli smalti medievali– sono snaturati nei loro tratti somatici, così come le imponenti sculture.
Pin up, Enigma, Donnaeuropa, Corpo elettrico -plasmate dall’energia dirompente della luce- sono realizzate con materiali industriali, nello specifico perspex e smalti, nel tentativo di spersonalizzare i miti dell’era massmediatica, icone dello star system presente e passato in formato bidimensionale. Figure senza volto, dall’identità negata, senza alcun cenno di realismo, si ritrovano al piano superiore nelle plastiche con posture da ballo e nelle prorompenti spogliarelliste, mentre è semplice individuare tra le sagome dei duecento piccoli disegni miti come Superman, Mina o Elvis.
link correlati
Lodolandia
roberta vanali
mostra visitata il 22 luglio 2006
Il Padiglione della Santa Sede trasforma il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi in una partitura in tempo reale. Con "L’Orecchio…
Lo dice il nuovo report di Larry’s List: la nuova generazione sposta il baricentro dall’acquisto alla costruzione di ecosistemi culturali.…
Ho costantemente l’esigenza di creare delle forme esterne che risuonino con la mia dimensione spirituale interiore
A Verbania, fino al 27 settembre 2026, Villa Giulia accoglie una retrospettiva dedicata al designer Alessandro Mendini, tra oggetti iconici,…
Fino al 31 agosto, continua a Londra la più grande mostra mai realizzata su Tracey Emin. Tra aborto, malattia, violenza…
In apertura a Londra il Serpentine Pavilion 2026 progettato da LANZA atelier: una struttura sinuosa in mattoni per il 25mo…
Visualizza commenti
lodola e' ....non ho parole positive!!
mi fa schifo!!
buono per una pupazzeria!! anni 80! ma di quelle scadenti!!