Dopo la permanenza al Museo del Barrio, la più importante istituzione culturale latino-americana di New York, l’Archivio Fotografico Casasola si ferma a Cagliari. La provenienza è la Fototeca Nacional di INAH (Istituto Nazionale di Antropologia e Storia), Pachuca, Hidalgo, Messico dove, in un antico convento francescano, sono custoditi circa 500.000 negativi che raccontano la storia della società messicana della prima metà del secolo XX.
Quello di Don Augustìn Casasola fu un sogno di vita: un patrimonio d’immagini fotografiche che ha come soggetto la storia del Messico. Questo è stato possibile grazie agli innumerevoli scatti realizzati sin da giovane dal fotogiornalista di Città del Messico e ai proficui e frequenti scambi di fotogrammi con altri colleghi, nonchè all’acquisto di altri ritenuti rilevanti.
Il percorso espositivo (92 fotografie in bianco e nero) è suddiviso in otto sezioni: La pace porfiriana, La guerra rivoluzionaria, I mestieri, L’aquila e Il serpente, La modernità, La notte, La giustizia e I personaggi famosi. Mentre I mestieri e I personaggi famosi sono allestiti in due sale a parte, le sei rimanenti confluiscono, senza tuttavia una sufficientemente chiara organizzazione nell’allestimento, nella sala principale del Lazzaretto.
Le immagini trasmettono con grande immediatezza il clima conflittuale che ha attraversato il Messico dalla dittatura militare di Porfirio Diaz (1876-1911) alla presidenza di Lazaro Càrdenas (1934-1940). Numerose le immagini che dall’alto riprendono le tante folle nelle strade durante gli anni più caldi della rivoluzione civile (1914-1915). Dopo la Costituzione Socialista di Emiliano Zapata del 1917, il difficile cammino verso la pace e lo sviluppo è rappresentato nella vita messicana di tutti i giorni: donne e uomini che animano la notte ormai vivibile grazie all’elettricità, ma anche il direttore della Scuola di Polizia mentre prova una sedia sperimentale nel laboratorio di criminologia, discutibile tentativo nella costruzione di un moderno sistema di giustizia.
Degne di nota sono le istantanee relative alla ricostruzione dell’assassinio, con la fotografa Tina Modotti, di Julio Antonio Mella rivoluzionario cubano assassinato il 10 gennaio 1929 mentre camminava per le strade di Città del Messico. Diego Riviera viene ripreso alla testa del corteo funebre e un’altra fotografia vede il pittore David Alfaro Siqueiros e altri esponenti del Partito Comunista Messicano mentre rendono omaggio al feretro del compagno Julio Antonio Mella.
Le immagini della violenza diffusa ad ogni angolo di strada sono evocative di un periodo storico dove il rosso del sangue è, nonostante il bianco e nero delle fotografie, molto evidente. Due immagini per tutte: Maria Zavala detta la Distruttrice, una combattente che consolava i soldati sul punto di morte e la raggelante istantanea dell’esecuzione di una banda di combattenti.
francesca bianchi
mostra visitata il 5 agosto 2005
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