La natura che governa il mondo trova il suo palcoscenico nelle opere di Stefano Cozzolino (Cagliari 1965). Una costante cura all’uso del colore, mescolato ad una vena poetica mai sazia, si fonde a costanti geometrizzanti nelle opere che racchiudono l’ultimo suo decennio artistico. Il colore è passato sulla tela in maniera differente. In alcune, o solo in parti di esse, è abbondante, stratificato e pastoso. L’artista mostra attenzione a separare i colori come elementi distinti e li racchiude in compartimenti stagni, distinguendoli con spessi contorni. In altre opere gioca a stenderlo in maniera rarefatta ed evanescente. Ed è quì che con maggiore evidenza compare il segno dell’artista. Spirali quasi graffiate da setole aride decorano le tele come un ricamo. Reticolati e intrecci grafici colpiscono lo spettatore come elementi distintivi di un’arte dove la natura, protagonista incontrastata, si rivela apparentemente man
Gli elementi figurativi sono maggiormente presenti nelle prime tele. Lo spettatore scorge rappresentazioni oniriche e visioni di un paradiso perduto che l’artista vorrebbe ritrovare. Quasi esagerato appare un grande sole rosso che si apre fra le nuvole ad illuminare una finestra rivolta verso chi guarda. Un gatto, vicino ad un comignolo, riporta l’attenzione verso la natura. Nelle tele realizzate più recentemente, Stefano Cozzolino tende ad abbandonare gli elementi figurativi, o meglio ad astrarli maggiormente: non più, quindi, immagini di carrozze decorate da fili d’oro, animali dai colori sferzanti, o profili umani solo leggermente abbozzati, ma essenzialità ed inclinazione alla purezza formale ”In bilico tra equilibrio razionale ed espressività emotiva, l’universo poetico dell’artista si rivela in uno spazio senza tempo.” scrive Roberta Vanali nel testo di presentazione ”Al di là d’ogni regola prospettica, tra violenti cromatismi e stratificazioni materiche.”
michela leondi
mostra vista il 26 febbraio 2005
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