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Collettiva alla galleria GiaMaArt studio di Vitulano

di - 28 Giugno 2007

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[28|06|2007] |||arte contemporanea/collettiva

Collettiva alla galleria GiaMaArt studio di Vitulano

LA BELLEZZA DEL MONDO

inaugurazione 30 giugno 2007 | ore 19.30 | a cura di lorenzo canova | giamaart studio | vitulano (bn)

La fragile bellezza del mondo
Quando si pensa al nostro pianeta minacciato e devastato dalle piccole e grandi catastrofi ecologiche e dalle logiche cieche e spietate del profitto e di uno sviluppo rapace, appare impossibile, o perlomeno paradossale, proporre ancora una riflessione sulla bellezza del mondo e sulla sua sopravvivenza all’interno di un sistema complesso come quello delle arti visive.
Un tema simile presenta infatti molti rischi, che vanno dalla banalità all’eccesso di rimandi alle teorie dell’arte e alle dispute estetiche: eppure un argomento di questo tipo può rappresentare una sorta di elemento provocatorio per tornare ad alcune grandi questioni che occupano una posizione centrale per il nostro avvenire.
Dunque, questa mostra dedicata, anche provocatoriamente, alla bellezza del mondo, rappresenta un’occasione “minima” per scoprire come il linguaggio della pittura sia ancora capace di rivelare i piccoli frammenti di un stratificazione complessa che spesso appare irrimediabilmente perduta e che nel suo intreccio di natura e cultura, di imponderabile e di razionale, di ordine e disordine, un tempo rappresentava un elemento che poteva essere legato in modi differenti all’idea di bellezza.
Questo concetto, dibattuto spesso in modo dialettico e controverso, ha infatti accompagnato sin dai suoi albori la storia stessa della pittura di paesaggio naturale e di paesaggio urbano, l’intreccio tra la veduta e la rappresentazione della furia devastante della natura “sublime”. Così nella storia sociale, economica e artistica, le città e la natura, le foreste e gli agglomerati urbani non sono state mai entità del tutto distinte, in un destino strettamente legato nel bene e soprattutto nel male, come molte catastrofi recenti ci hanno purtroppo ricordato. Non a caso, in questa mostra le rappresentazioni della città e della natura si fondono in un contrappunto serrato e fondato sulle armonie e sulle dissonanze dove la bellezza del mondo, divinità enigmatica e sfuggente sembra sul punto di abbandonarci come la Giustizia negli antichi miti dell’età dell’oro. In questa grande e drammatica trasformazione dove il mondo stesso è sull’orlo di una mutazione irreversibile che rischia di renderlo un luogo sempre meno adatto alla vita e alla sua continuità, gli artisti hanno intuito da tempo questo allarme, e la loro rappresentazione ambigua della bellezza del mondo può rappresentare un elemento di discontinuità, un promemoria per immagini che ha la sua forza nella qualità di un linguaggio capace di trasmettere ancora messaggi ricchi di senso, in una riflessione che oltrepassa le contingenze del presente per legare la forza del passato alle inquietudini per il futuro.
Del resto, forse proprio alla pittura spetta il compito di celebrare gli ultimi fulgori di questa inafferrabile bellezza, che forse è un frammento di quella che hanno saputo rivelare pittori come Tiziano, Lorrain, Turner, Friedrich, de Chirico, Hopper e moltissimi altri, una bellezza che forse è sensibile al richiamo dei pennelli che l’hanno ritratta per secoli e che per molto tempo sembravano averla dimenticata come se fosse irrimediabilmente scomparsa, legando la sua estinzione a quella della stessa pittura e alla sempre annunciata, e perennemente rimandata, morte dell’arte.
In questo modo Angelo Bellobono, con una pittura dalla fluidità mobile e vibrante, scopre il fascino liquido della notte metropolitana, i lacerti di bellezza abbandonati e riscoperti nel dinamismo lucente delle presenze mobili delle auto, dei bagliori elettrici e delle strade; così come la bellezza s’impone perentoria e assoluta come un flash nella notte ravvivata dalla luce irreale che svela alberi, colli e campagne nei dipinti di Ettore Frani, squarciati dalla presenza improvvisa della natura che irrompe nel dipinto come un lampo nel buio. Fulvio Di Piazza, a sua volta, coglie la grazia mutante delle metamorfosi arcane di una natura misteriosa, pervasa da un’esistenza autonoma che muove i boschi, gli animali e le piante creando figure minacciose e segnali inquietanti, in una visione parallela e dialettica a quella di Francesco Cervelli che mette in scena l’armonia dell’enigma e del sogno, rappresentando foreste inestricabili e contorte che appaiono come territori allusivi dell’inconscio, forme simboliche di un labirinto del profondo dove si nascondono i segreti della storia.
Fernando Zucchi dipinge invece la bellezza quotidiana delle strade, dove le figure dei passanti danno un senso ai cartelloni e alle vetrine che seguono percorsi cifrati, sentieri di messaggi visivi costruiti per inscenare un gioco continuo di rimandi e di rispecchiamenti, mentre Andrea Di Marco traccia racconti iconici con la sostanza tattile e “rugosa” di una pittura che fissa ricordi e visioni, costruisce racconti formati da immagini di luoghi e di oggetti, per comporre la trama enigmatica di storie al confine fragile e incerto degli spazi urbani.


La fragile bellezza del mondo
dal 30 giugno al 31 agosto 2007
orario: dal martedì al sabato ore 17.00 – 20.00 e per appuntamento
GIAMAART STUDIO
Via Iadonisi 14 (82038)
Tel +39 3398628853 Fax +39 3389565828
info@giamaartstudio.it

www.giamaartstudio.it

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