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Corri in edicola, c’è Exibart.onpaper che ti aspetta

di - 11 Febbraio 2011

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[11|02|2011] |||arte contemporanea/editoria

Corri in edicola, c’è Exibart.onpaper che ti aspetta

EXIBART.ONPAPER TI ASPETTA IN EDICOLA

4 euro | anno decimo | numero settantuno | gennaio-febbraio duemilaundici
Non sei riuscito a trovare la tua copia omaggio in uno dei numerosi Exibart.point? Non perdere la possibilità di sapere tutte le ultime novità che arricchiscono il nuovo numero di Exibart.onpaper. Corri in edicola e ritira la tua copia a soli 4 euro. Qui sotto puoi leggere l’editoriale di un numero pieno zeppo di roba interessante e tutta da leggere. La nuova rubrica curata direttamente dall’Amaci, una intervista ad Andrea Bellini, un’ampia intervista a Vittorio Sgarbi sul ‘suo’ Padiglione Italia alla Biennale, una storia avvincente di una collezione svizzera in quel di Zurigo, cosa sta succedendo attorno al Mambo di Bologna?, e cosa succede nella nuova Galleria Civica di Modena diretta da Marco Pierini?, presentiamo -a Roma – il Pastificio Cerere che rinnova la sua offerta culturale e presentiamo – a Torino – un vasto progetto artisti che ha il Po come minimo comun denominatore. C’è la nuova puntata della nostra lunghissima inchiesta sul non-profit e c’è davvero molto, molto alto. Correte in edicola. E scriveteci se alla vostra edicola di fiducia non arriva il nostro giornale, dal prossimo numero ci sarà.

L’EDITORIALE

Arriviamo anche noi, probabilmente buoni ultimi, a saltare sul carro di Matteo Renzi. Abbiamo aspettato di averne motivo, a dire la verità. Abbiamo aspettato di avere tra le mani qualcosa di concreto per poter affermare che sì, questo amministratore esprime uno scatto innovativo alla governance necessaria per rendere credibili le nostre città. Di più: le nostre città d’arte. E non è né cosa facile, né cosa da poco. Come abbiamo avuto modo più volte di affermare, il problema, checché ne dicano gli specializzati nella disciplina di non centrare mai il punto, non è quello dei soldi che non ci sono. Come diavolo fa ad essere un problema ciò che a priori non c’è? Semmai è un dato di fatto. La questione, dunque, trasla altrove: ad esempio, toh, su come gestire meglio i soldi che ci sono; su come affrontare la burocratizzazione, i bizantinismi, la parcellizzazione delle competenze con conseguenti veti incrociati che rendono inattuabile qualsiasi tentativo di riqualificazione, di rifunzionalizzazione, di riforma. Trattato come un appestato da una sinistra indegna di un moderno Paese occidentale, Renzi non s’è spaurito a salire (o scendere?) nella reggia di Arcore. Il risultato si è visto: dopo un mese (e di mezzo c’erano anche le “feste”), Renzi è calato a Roma per firmare con Letta e Bondi un patto dai contenuti tanto semplici quanto rivoluzionari per un sistema ingessato come quello della nostra governance dei beni culturali. I confini tra i musei statali e quelli comunali, a Firenze, tenderanno a crollare. Gli introiti che i musei nazionali incamerano grazie all’enorme massa di turisti (moltitudine che però utilizza beni e servizi, a partire dalla pulizia della città, che è il Comune a dover pagare) verranno condivisi anche con l’ente locale. A partire da quest’anno, il 20% della bigliettazione di Uffizi & company verrà “girato” al Comune. Ma non girato in maniera banale, rischiando il trasferimento di questi cespiti su capitoli di spesa che nulla c’azzeccano col turismo e ciò che il turismo si aspetta: i circa 4 milioni l’anno saranno invece investiti per il contrasto all’abusivismo e la lotta contro i graffiti. Così l’accordo diventa un modello di gestione replicabile nella forma, e impeccabile nei contenuti, visto che descrive il decoro urbano come ciò che effettivamente oggi è: il problema delle nostre città d’arte. L’accordo è correlato da altre piccole svolte: una card complessiva per l’ingresso in ben 33 musei della città, la soluzione per alcuni teatri cittadini, un passaggio sul Maggio Musicale e il suo auditorium. Mentre si odono ancora gli echi di chi lo criticava per essersi recato nella dimora del capo del Governo, Renzi ha dichiarato dopo la firma dell’accordo: “Se questi sono i risultati, chiedo a Bonaiuti di fissarmi un altro appuntamento ad Arcore per fine gennaio”. Dove sbagliamo se diciamo che gli amministratori che ci interessano sono quelli che non badano a destra e sinistra, puntano diretti al risultato con il massimo del pragmatismo e soprattutto non guardano in faccia a nessuno pur di ottenere riforme e cambiamenti fondamentali al Paese per non inabissarsi definitivamente? (m. t.)

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