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Michael Monkhouse intervista Alberto Sughi

di - 5 Marzo 2008

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[05|03|2008] |||arte contemporanea/intervista

Michael Monkhouse intervista Alberto Sughi

ALBERTO SUGHI: STABAT MATER

Alberto Sughi ha parlato con Michael Monkhouse della sua nuova opera Stabat Mater, un grande trittico in olio su tela di 150 x 390cm. Stabat Mater verrà presentata al pubblico nella grande personale di Sughi in programma il prossimo Novembre all’Albergo delle Povere di Palermo. Dalla conversazione tra Sughi e Monkhouse e’ nata “Intervista con un artista”, che uscira’ pubblicata nel magazine inglese The Roman Forum, il 5 Marzo 2008.
www.albertosughi.com pubblica adesso la stessa Intervista nella sua versione italiana.
Quello che qui segue e’ un estratto.

MICHAEL MONKHOUSE INTERVISTA CON UN ARTISTA: ALBERTO SUGHI
Sughi ha l’aspetto di un uomo tranquillo, vestito normalmente con giacca e cravatta. Dice di aver gradito il mio articolo sulla sua grande antologica Romana del 2007 al Complesso del Vittoriano e di essere attualmente impegnato con un nuovo ciclo, ‘Andarsene’, che per qualche aspetto sembra richiamare un ciclo precedente “Andare dove?”. Intanto confessa che niente di quello che ha dipinto lo soddisfa pienamente: “Si tratta di conoscere se stessi” insiste. “Quando sei giovane credi di sapere tutto – ecco, hai creato una opera d’arte definitiva e la lasci stare così com’è. Quando vai avanti con gli anni ti rendi conto che quella era solo un’illusione. Guardi il tuo quadro per quello che è veramente : niente altro che un passo nel percorso difficile della conoscenza.
È un concetto che approfondisce mentre mi mostra la sua ultima opera, una ripresa piuttosto inquietante della Stabat Mater: “È una questione di libertà… di ignorare le mode, trovare la propria libertà , capire se stessi in modo più profondo. Solo cosi puoi esprimerti compiutamente.” Mi ricorda Ingmar Bergman – il primo artista che Alberto cita quando gli chiedo con quali artisti si è sentito più in sintonia – il primo artista che io stesso ho citato nel mio articolo – quando diceva che l’artista non è niente di più di un individuo che cerca di capirsi meglio. E di condividere quel processo con chiunque vuole partecipare.

Ma lo Stabat Mater è un opera caratteristicamente individualistica, un opera che porta il segno classico di Sughi. “Sono sempre ossessionato dalla stesso pensiero” mi spiega, “Dal nostro senso di smarrimento,dalla solitudine, dal dolore. Ma dire la stessa cosa sempre nello stesso modo finirebbe per essere un esercizio inespressivo- cerco di esprimere il mio modo di rapportarmi con la mia poetica mettendomi in gioco.”

mettendomi in gioco– se l’espressione è meravigliosamente italiana, l’idea lo è ancora di più. Fa capire come lo Stabat Mater di Sughi – un trittico di una donna che piange – sia l’impensabile evoluzione di un primo quadro che rappresentava due donne e un pianista in un bar.
Sughi si sistema davanti al suo computer per mostrarmi i passaggi di questa evoluzione: “Le figure erano troppo inespressive, cosi le donne sedute sono diventate due donne che piangono … tuttavia qualcosa non mi convinceva (strisce stile Munch, miraggi stile Monet)… La tematica era troppo oggettiva, così ho cancellato il pianista il pianista… l’artista non deve raccontare, ma solo mostrare. Un quadro non è un spezzone di pellicola, è un opera completa come un romanzo o un film. Perciò il primo piano delle donne piangenti – no, di una donna piangente – no la stessa donna piangente, in forma di un trittico.


Michael Monkhouse, Intervista con un’artista: Alberto Sughi può essere vista nella sua versione italiana assieme al trittico Stabat Mater a questa pagina
Per ulteriori informazioni visita www.albertosughi.com o scrivi allo Studio Sughi a studiosughi@albertosughi.com

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