Categorie: Serie Tv

Mockumentary o no, tutto quello che succede in The Office siamo noi

di - 16 Giugno 2020

Alberga nel fondo delle serie una certa relazione tra le parti e il tutto, solo alle volte soddisfacente. Quella di The Office, USA version, è sapientemente giocata a dissimulare ogni tentativo di presa rapida. Bisogna insomma imparare ad aspettare e anche in questo le serie suggeriscono delle alternative disseminando i dettagli tra le puntate, offrendosi a uno sguardo rinnovato per ogni detective in panciolle che si rispetti.  The Office è appagante in questo, grazie ai fraseggi della e alle confessioni alla telecamera, costruendo ogni volta nell’anteprima una compatta unità di senso prima di skippare la sigla e mettersi a lavoro, in un ufficio che si occupa di carta, sa tutto della carta, la Dunder Mifflin Paper Company di Scranton.

Eccolo, The office, un grande fratello montato in forma di metaserie, 9 stagioni, ognuna che supera i 20 episodi, di 22 minuti ciascuna (badate bene: solo qualche volta lo stesso titolo è valido per due puntate, diviso tra prima e seconda parte). La lunga filiera della carta è ridotta al suo commercio: c’è chi la vende, chi si occupa di recapitarla, chi cura il servizio clienti e chi le relazioni umane, una receptionist e un direttore di filiale. Si tratta di una buona metafora per chiarire come, nonostante tutto il digitale di questo mondo, senza la carta non puoi mandare avanti le cose, ne hai ancora bisogno.

Sotterraneo, questo motivo si afferma identitario, a marchiare una certa etica del lavoro cui sembra proprio non possiamo rinunciare, hai voglia a dire. Ognuno di quegli attori poi dissimulava bene la vita lavorativa, in effetti stavano proprio lavorando in quell’ufficio, interpreti di quei personaggi che lavoravano in quell’ufficio: incredibile. Nascosti, eppure evidenti, gli operatori partecipavano alla realizzazione, altro che lo sguardo impersonale del grande fratello, insomma, le cose erano un po’ più complicate di così.

C’erano diversi motivi per soddisfare tutta quella diversità razziale minima che pure bisogna offrire in un prodotto che voglia porsi come uno spaccato della società americana: magari fosse così semplice! Però i nostri attori, chiusi stretti nelle loro parti, si esibiscono in un buon repertorio della vulgata americana deducibile dallo schermo televisivo, un mix atomico di fisime spirituali e fiducia nel singolo. Ecco allora che la serie deve offrire dei modelli positivi, sono quelli coltivati in un rapporto di lavoro costretto nelle maglie di una amicizia, in questo caso sincera come solo le storie americane possono essere, dunque molto zuccherata.

In The Office il rovesciamento della produzione lavorativa nell’intrattenimento è palese, val la pena di essere gustato solo perché ideale in rapporto alle nostre giornate, magari difficili da tenere insieme come solo una serie TV, col solo vantaggio di essere finita prima di iniziare, assicura.

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