Categorie: sicilia

Donata ‘La bajadera’ di Gregorietti

di - 24 Agosto 2001

Palermo, agli inizi del Novecento, è una città dal respiro ampio e dallo sguardo attento, pronta a cogliere gli stimoli provenienti dalle grandi città d’Europa, per filtrarli attraverso il proprio sentimento culturale, appropriandosene così con piglio deciso. É in questo clima di grande fervore culturale ed economico che si forma ed opera Totò Gregorietti, secondo dei sei figli di Salvatore, pittore anch’egli, a capo di una delle più rinomate “botteghe” d’arte della Sicilia e del Sud Italia. Ed è proprio un’opera di Totò Gregorietti, un grande pannello con tre raffinate figure femminili ispirate all’Oriente, intitolato “La Bajadera”, che va ad arricchire la collezione della Galleria d’Arte Moderna, grazie alla sensibilità dei discendenti della famiglia Gregorietti, Salvatore e Anna Maria. “Un momento importante- sottolinea Antonella Purpura, direttrice della Galleria d’Arte Moderna- anche in prospettiva della nuova sede, dove gli spazi più grandi permetteranno una migliore fruizione delle collezioni. La valorizzazione degi artisti del Novecento, in particolare, sarà il prossimo passo della galleria “. Presente al momento della donazione, una delle figlie, Maria Gregorietti Valdini, emozionata e felice, e al contempo “orgogliosa per questo momento dedicato a mio padre, la cui opera sta pian piano emergendo, svelando il suo valore”.
L’opera di Totò Gregorietti, dove l’agile linea cloisonné delle figure si contrappone alle pennellate cariche di colore e segno delle decorazioni floreali, fu realizzata dall’artista palermitano per pubblicizzare un’operetta molto in voga in città nel 1924, “La Bajadera” di Emmerich Kalman, rappresentata con grande successo nei teatri Biondo, Politeama e Finocchiaro. Probabilmente era esposta proprio in vicinanza dei teatri o in luoghi di passaggio, per ricordare al pubblico la rappresentazione.”In questa epoca- spiega Guido Valdini, nipote dell’artista- l’arte rappresentava un modo per approcciarsi alla vita, nei momenti più importanti così come in quelli della quotidianità, volti continuamente alla ricerca della bellezza. Sorprende la sensibilità della borghesia del tempo, cresciuta in una stagione straordinaria e irripetibile, fiorita intorno a personalità d’eccezione, Gregoretti così come Basile, entrambi a capo di botteghe d’arte di prim’ordine”. La pittura di Totò Gregorietti rappresenta quindi un perfetto specchio dei tempi, per comprendere a fondo gli aspetti sociali e culturali che caratterizzeranno per molti anni la Belle Epòque palermitana. Un periodo dove, in un’alternanza perfetta, trovano spazio in egual modo e pur nelle evidenti
differenze sostanziali, la mondanità e le riflessioni profonde, l’opera d’arte e la manualità di classe, comunque indirizzati alla ricerca di una gradevolezza formale che fosse rivelatrice di una estetica dai solidi contenuti.
Totò Gregorietti ebbe una vita molto breve ma intensa. Nato a Palermo nel 1900, vi morì a soli 27 anni, indicato dai critici del tempo come una “bella e sicura promessa”. Esordisce a soli 15 anni con dei progetti pittorici dedicati al ventaglio, in una gara che lo vede insieme al padre e al fratello maggiore, Gino, e da questo momento in poi partecipa alle più importanti manifestazioni d’arte, dalla Mostra permanente di Belle Arti, nel 1921, alle esposizioni promosse dal Circolo della Stampa per incoraggiare le giovani energie artistiche cittadine, nel 1924. Nel 1926, poco prima della morte, espone, tra le altre, una tela raffigurante una bajadera, oggi dispersa, soggetto che si ritrova anche in una coeva opera su tavola. Il fascino dell’Oriente, infatti, non mancò di ispirare il giovane Totò, già autore nel 1923 di una splendida “Principessa d’Oriente”. La tematica, d’altronde, impregna molta cultura del tempo, e l’artista, appassionato cultore di musica e poesia, ebbe certamente numerosi spunti dalle sue passioni, che annovervano tra gli altri D’Annunzio, Wagner e Sartorio, fornendo delle chiare indicazioni su quello spirito che animerà la sua pittura, incentrata sopratutto- e non a caso- sul corpo umano, reinterpretato con una modernità da cogliere al di là di una formalità soltanto apparente.

Paola Nicita



Palermo – La bajadera di Salvatore Gregorietti, Galleria di arte moderna, P.zza Politeama.

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