Sono tutte dotate di maestria tecnica e speculazione intellettuale le opere di Normanno Soscia, in mostra dal 3 maggio presso la galleria «Il gabbiano» di Messina.
L’esposizione ha infatti un solo intento ben specifico: proporre la lezione stilistica di un artista che ha già ricevuto consensi unanimi in varie città del mondo.
Normanno Soscia nasce ad Itri (provincia di Latina) e si forma tra Napoli e a Roma, dove ha modo di recepire gli insegnamenti della scuola novecentesca. Tuttavia è la visita ai resti di Pompei a dettare in lui il principio di uno stile personale, autonomo, legato in qualche misura al declino della civiltà classica ma al tempo stesso attento, sensibile a quelle che sono le istanze dell’uomo di oggi. Ecco che la sua pittura si tramuta in un racconto ininterrotto della crisi, delle lacerazioni individuali, della perdita dei valori che sempre più crudelmente caratterizzano i rapporti umani dei nostri giorni.
Il tratto raggiunge un tono fiabesco in cui egli trasfonde echi del gotico internazionale a suggestioni metafisiche, sulla scorta della migliore tradizione italiana. Lo stile elabora un orizzonte emotivo dominato da figure ancestrali: sono le madonne dalle vesti sontuose, le vergini mediterranee, sovrabbondanti, sedute a capo di banchetti dell’opulenza cui fa da sfondo una dimensione circense sempre più affollata di giocolieri e artisti di strada.
L’uomo di Normanno Soscia è un “uomo-bersaglio”, vittima degli stimoli di una modernità sempre più corrotta, che non riesce però a fare a meno delle proprie origini. Ne vien fuori una sorta di mitologia del malessere che capovolge riferimenti, traccia ipotesi alternative, ipotizza equilibri esistenziali differenti.
Il tutto, rischiarato da una sorta di ironia generosa, incontenibile, pronta a suggerire percorsi e rimescolare angoli d’osservazione.
«La caduta dei valori che stiamo vivendo – ricorda l’artista – è testimonianza di un bisogno di tornare al sapere antico. Ma non bisogna credere che questo sia solo il frutto di un atteggiamento nostalgico o di un puro manierismo personale: il mio tentativo è stato quello di ancorare, per quanto possibile, la civiltà passata all’umanità del mio tempo. E’ essenzialmente questo il pensiero che sta alla base dei dipinti, ma mi piacerebbe che questa fosse anche l’impressione che ne riceve chi li osserva».
Luigi La Rosa
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