La scena silenziosa che Annette Schreyer (Ulm – Germania, 1974) attraversa in questa serie di fotografie è quella della corrida, spettacolo antico che nella sua crudezza estrema concentra un misto di elementi complessi: la tradizione, la ritualità, la violenza, la lotta, il gioco, la socialità di una irrazionalità condivisa.
Il fragore di un evento convulso e pieno di tensione si raccoglie nelle immagini: si zittisce il frastuono, si spalanca una scena muta, una morte in atto, una danza lunga, e le grida, gli scalpiti, le corse giungono da lontano. Quasi non si odono più. La fotografia, luogo del silenzio, ha qualcosa a che fare con la morte, così come nella corrida è il morire che si celebra, e la scena esplicita l’osceno che è proprio della morte stessa.
Le foto della Schreyer tentano di raccogliere e condensare il fasto dei colori sgargianti, il rumore della moltitudine esultante, e la massa di odore, disperazione,
Il toro e il suo carnefice si guardano, uno dinanzi all’altro, o dandosi le spalle aspettano il momento in cui l’atto dovrà essere compiuto. Procedono, con circospezione si osservano, sostano, poi balzano, ma il balzo è un volo leggero che nella luce si dissolve e si consuma. Rapidi corrono uno contro l’altro mentre la consistenza della carne si sgrana nella densità del colore e della luce, fino a giungere al contatto, al drappo
Documento di un teatro irrazionale e pagano, queste foto, sfidando la morte che avviene (al di là di ogni visibile scena), provano a mostrare l’azione che precede e dischiude la morte stessa, per gioco, per dolore, per caso, per follia o per cruda necessità.
helga marsala
mostra visitata il 6 dicembre 2003
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