Le figure cristallizzate all’interno di ambienti domestici, in un clima di quotidianità lieve e illuminata da sapienti giochi di luce costituiscono una peculiarità della produzione pittorica di Michele Dixit, artista palermitano che con le sue novantaquattro primavere rappresenta un’emblematica presenza creativa. All’artista è dedicata Ritratti -curata da Marina Giordano e allestita a Palazzo Ziino- selezione di opere pittoriche realizzate tra il 1927 e il 1942, esposte insieme ad alcune opere di pittura, scultura e medaglistica realizzate da autori come Archimede Campini, Ettore de Maria Bergler, Antonio Ugo, Pippo Rizzo, Giovanni Rosone, la cui presenza all’interno dell’esposizione contribuisce a delineare il clima culturale di questo periodo storico. Dixit (questo il cognome scelto dall’artista, per abbreviare il suo Dixitdomino) non dimentica il linguaggio figurativo ottocentesco, specie all’inizio della sua produzione, per poi respirare la tensione novecentista che lo condurrà ad un cammino artistico certamente non facile, autonomo e personale pur tra gli impeti Futuristi dai quali rimane distaccato. In un periodo storico di grande trasformazione, in cui la borghesia in ascesa sembra minare le ataviche certezze aristocratiche, Dixit dipinge i suoi personaggi immersi in una calma senza tempo: ritratti di amici dagli sguardi diretti altrove, impianti compositivi regolari, quasi sempre frontali, in una ricerca di chiarezza che diventa anche cromatica e formale, riuscendo sempre ad instaurare un armonico rapporto con lo spazio. E fondamentale per Dixit sarà l’incontro con Casorati, del quale conserverà tracce importanti, evidenti nella ricerca stilistica tendente ad una maggiore essenzialità -che lo porterà ad allontanarsi da Bergler- alla ricerca di un lirismo maggiormente rarefatto (come ad eempio nel Ritratto al balcone del 1933).
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