Matilde Incorpora, erede della dinastia dei fotografi palermitani, ricorda un aneddoto legato alla storia della sua famiglia, attiva dietro l’obiettivo fotgrafico dalla prima metà dell’ottocento fino al 1943. Agli Incorpora è adesso dedicata una mostra, che riunisce una selezione di oltre 200 fotografie, allestita al Loggiato di San Bartolomeo (fino al 22 febbraio, tutti i giorni escluso il lunedì, dalle 10,30 alle 19). L’esposizione, curata da Paolo Morello, docente di Storia della fotografia presso l’Università del Sacro Cuore di Milano, è realizzata in collaborazione con il Museo Alinari di Firenze ed è patrocinata dalla Provincia. “L’obiettivo della mostra- spiega il curatore- è storico e filologico. Prosegue così il progetto di riscoperta degli archivi fotografici palermitani, una miniera eccezionale”. I materiali fotografici esposti provengono, oltre che dagli archivi Alinari che conservano la serie delle vedute, da cinque collezioni private, che compongono una formidabile galleria di ritratti e di immagini di Palermo. Tra i materiali più pregevoli, il dagherrotipo raffigurante il ritratto del patriota Salvatore Pagano, e una serie di ambrotipi, cioè positivi diretti su lastra di vetro. Per la prima volta, inoltre, sono pubblicati nel catalogo che accompagna l’esposizione (334 pp., con un ricchissimo corpus di immagini e testi, lire 116 mila) sette preziosi taccuini, ricchi di informazioni inedite, appunti e considerazioni sulla fotografia. I taccuini di studio, scritti dai vari fotografi della famiglia Incorpora, servivano per annotare durante le riprese, ogni particolare, dall’ora al tipo di formato delle lastre e di obiettivo, ma anche la luce disponibile e le condizioni metereologiche. Una straordinaria miniera di informazioni, che permettono quasi di entrare in un laboratorio di fotografia ottocentesco e di seguire passo per passo il fotografo all’opera.
La storia di questa famiglia di fotografi ha inizio con Giuseppe Incorpora senior (1834-1914), che aprì la sua bottega in città nel 1859, immortalando l’anno dopo Giuseppe Garibaldi, appena sbarcato nell’Isola. Per il ritratto del re Umberto e della regina Margherita, invece, ebbe in dono un prezioso fermacravatte e la concessione di fregiarsi del titolo di “fotografo della Real Casa”, come risulta dai timbri impressi sui cartoncini ai quali si incollavano le fotografie, e dove si legge anche di una “disponibilità di giardino per eseguire gruppi, equipaggi e foto a cavallo”. A Giuseppe si affiancò il figlio Francesco, che aprì nuove sedi dell’azienda familiare, tra i primi a praticare la fotografia “istantanea”. Alcuni anni dopo si unirono anche Salvatore e Giovanni, fratelli di Francesco, dando vita a una nuova società che documentò il periodo liberty di Palermo. Nel 1926 l’azienda passò a Giuseppe jr, e il 9 maggio del 1943 una bomba lanciata su Palermo centrò il palazzetto di via Cavour 72, distruggendo gran parte delle testimonianze plurisecolari della famiglia Incorpora, che adesso, grazie al lavoro di Matilde e del padre Salvatore, riemergono felicemente dalla polvere.
Paola Nicita
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