Undici grandi tele dedicate essenzialmente al paesaggio siciliano, fatta eccezione per l’opera in mostra che costituisce il momento finale del percorso espositivo e meglio rappresenta l’animo di Schifano: un angelo bianco che si staglia nitidamente su un fondo sanguinolento grondante di colore.
Ecco la terra dei campi trasformarsi in grumo cromatico e il colore steso direttamente dal tubetto reca impresso l’impeto gestuale che lo ha animato, fondendo segno e cromìa in un indivisibile unicum. Così la tela raffigurante “L’Orto botanico” mostra inflorescenze di acrilici e smalti, e il mare che sarebbe tanto piaciuto ai bambini di Gibellina, interrogati dal pittore, prende forma nell’ Onda neonata dove si inseguono i bianchi e gli azzurri per disegnare vortici avvolgenti.
Per il grande sole siciliano dai raggi maestosi e Mario Schifano volle la sabbia di Segesta, a far da sfondo all’esplosione di gialli e rossi, mentre sospinti dal vento di scirocco sembrano volare anche gli sbuffi di colore e d’erba che si levano dalla collina raggiungendo il cielo. “Il campo di pane”, invece, raffigura una serie di spighe stilizzate, strisce verticali di colore puro dense di fulgente materia cromatica. Nel percorso espositivo appositamente ideato per gli spazi dell’Albergo delle Povere- struttura della metà del Settecento edificata dagli architetti Furetto e Marvuglia, destinata ad ospitare gli indigenti della città – sono allestiti accanto alle opere pittoriche alcuni reperti paleontologici provenienti dal Museo Gemmellaro di Palermo, cristalli e conchiglie, insieme ad una selezione di gioielli appartenenti ad una collezione privata: collane e bracciali realizzati con ambra, ammonite, simetite, birmite, provenienti da antiche manifatture italiane a straniere, per sottolineare come la capacità della creatività umana si colleghi idealmente a quella della natura, continuamente in movimento.
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ugo giuliani
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