Le grandi tele di William Marc Zanghi, trentaduenne palermitano di Wichita (Kansas), raccontano di un mondo senza speranza, ineluttabilmente destinato all’autodistruzione, al ripiegamento mortifero su se stesso. Che siano le lamiere accartocciate di un’auto allo sbando o il braccio meccanico di una gru rilucente sotto un cielo vaniglia, poco importa. Lo scenario che si apre agli occhi di chi guarda, rimane immutato, violentemente asfittico.
Anonime grandi città s’infiammano di rosso, giallo e arancio, come novelle Babilonie, fra fumi di distruzione; oppure giacciono, in un’atmosfera plumbea, quali fragili scenografie inchiodate alle nuvole violacee dei gas di un “ordinario” day-after.
Potrebbero sembrare locations di un disaster-movie, dalla partitura incalzante e serratissima. Ma pure questa lettura della pittura di Zanghi, attraverso i trasparenti fotogrammi di un pellicola in rapida proiezione, non cede nulla all’angoscioso precipitarsi di terribili eventi, alieni ormai ad ogni finzione: accadimenti del tutto attuali, al centro delle paure del nostro tempo, cronaca quotidiana di ogni (sopra)vissuto.
Può indispettire l’americanismo di fondo di una prima distratta interpretazione della produzione di Zanghi: un americanismo che trova riscontro nel richiamo ad un certo tipo di cinematografia, ad un immaginario “pan-americano” di temi e linguaggi propri di un sentimento, se si crede pure, di retorica patriottica. Il precedente ciclo pittorico dedicato alla catastrofe dell’11 settembre appare eloquente in tal senso.
Tuttavia, la più matura qualità dei suoi più recenti lavori va ben oltre ogni tronfia banalizzazione, per attestarsi su un suo carattere di forza e più rigoroso controllo, proprio laddove questa tensione “epocale” appare più meditata, ragionata e non più solo resa emotivamente.
Gli smalti industriali lasciati a colare sulla tela grezza, o riportati entro il tracciato di una pennellata veloce, rabbiosamente fluida e svelta nell’esecuzione, definiscono una dimensione “junglesca”, selvaggia, in cui la condizione umana ha fallito la sua missione, si è degradata, ritrovando la propria origine animale.
Feroci, piccole scimmiette si materializzano all’improvviso, sbucano fuori dappertutto ed invadono uno spazio innaturale. Il loro verso si trasforma così in ghigno minaccioso, eco di morte in città deserte e ormai ridotte a larvali scenografie urbane. I personaggi ritratti appaiono smarriti, in fuga disordinata dall’incognita di ciò che li aspetterà. Sono sagome schizzate e indefinite, quasi evanescenti, pronte a sparire, a non lasciar traccia alcuna del loro passaggio su questa terra: figure slabbrate e mescolate ad una materia che le avviluppa e le in-determina, sotto gli occhi sgranati e increduli di una generazione che non può più sperare.
davide lacagnina
mostra visitata il 6 marzo
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mostra orrenda ........l'andrea di marco dei poveri!!
c.a.s.a. perchè offendere così andrea di marco?
W.M.Zanghi rappresenta a mio avviso uno dei giovani talenti dell'arte siciliana più innovativi nel suo genere.
La reltà che vuole raccontare attraverso il filtro della sua pittura mi ha emozionato e ritengo che abbia dato una svolta autentica e originale alla classica pittura siciliana. Qualcuno può non essere d'accordo ma è mio dovere e desiderio consigliare a chiunque voglia vedere confermate le mie parole di andare a vedere la mostra. INCOMPETENTI E PRESUNTUOSI SI PREGA ASTENERSI!
c.a.s.a.= il vittorio s.g.a.r.b.i. dei poveri.
Un saluto al nano più alto del mondo!
helo marco, i have been very busy with my business and the work outside, planting flowers,etc. i hope you receive this message, you can reach me at wnydentalplan@peoplepc.com i hope you are well and your mother also. tell you mother i said 'hello'. write to me or even better send me an email. hope to hear from you soon. love aunt joann and my dog suzie hahahaha.... ciao..