Se esiste un luogo in cui la pittura continua testarda ad esercitare il piacere materiale della sua pratica, quel luogo è Palermo. Nel corso degli anni Novanta è cresciuta una generazione di pittori capaci di imprimere una svolta significativa ai tempi e ai modi stessi di intendere la pittura contemporanea. Quella generazione, nata a cavallo fra gli anni Sessanta e Settanta, e che va dal più anziano Bazan (Palermo, 1966) al più giovane Buglisi (Palermo, 1974), ha fatto della propria produzione un inesauribile racconto per immagini, la messa in opera di frammenti di storie come vivisezione citazionista dei momenti più convulsi e accidentati del quotidiano. O al contrario, quelle stesse porzioni di vita, le ha lasciate decantare nelle visioni immobili delle proprie tele. Realtà e finzione sono così diventate alterne compresenze -ugualmente ineludibili- di una coraggiosa condizione esistenziale, in bilico fra un disinvolto bisogno di alienazione e l’istinto rapace ad una presa di posizione attuale.
Bazan, Buffa, Buglisi, Cappelli e Di Marco si ritrovano oggi a confrontare alcune loro inedite realizzazioni -una per ciascuno, democraticamente- sul tema della scarpa. Oggetto feticcio, materia cara a tanta speculazione novecentesca -dai psicoanalisti ai surrealisti, dai new dada agli artisti pop- questa volta la scarpa è stata adottata, a partire da un’idea di Giovanni Lo Verso, quale pretesto per una riflessione comune sull’identità del luogo in cui è allestita la mostra. Per oltre quarant’anni i locali di ARéA hanno ospitato infatti il negozio di vendita di calzature della ditta Lo Verso.
Se in Katia e le sue scarpe di Alessandro Bazan la carne nuda implode fragorosa entro uno sgabuzzino dalla prospettiva delirante, in cui interi scaffali di scarpe insidiano il “soggetto” del desiderio, quella stessa volontà di possesso è interdetta in Marcello Buffa da una malinconico ribaltamento dei punti di vista. Ai saldi di Fine stagione è un paio di scarpe a lasciarsi guardare attraverso la vetrina di un negozio, che è anche lo schermo su cui rallentare le inquietudini e i languori di un volto femminile indagato nei margini stretti di un ravvicinato close-up. Il wall painting di Andrea Buglisi è
La profonda diagonale cui Andrea Di Marco ha affidato la risoluzione de I miei dolci piedi, in una lunga fuga di macchine e cassonetti parcheggiati sui marciapiedi, apre sul primo piano di una scarpa da tennis solitaria, abbandonata al centro di una strada. È tutto che ciò che resta, sull’asfalto bruciante, di un ingrato pomeriggio palermitano.
davide lacagnina
mostra visitata il 7 luglio
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Da negoziante di calzature a gallerista?
Le opere come scarpe o c'è qualche artista che è proprio una scarpa?
Una delle tante mostre ideate per potere con le inaugurazioni riempire finalmente quel fallimento di locale e vendere qualche beverone!peccatp prima si respirava un'altra area!!
che fine hanno fatto i veri fondatori di area?
e vero che il proprietario ne ha fatto piazza pulita ?
bah mi informero' dovrebbe informarci il gentilissimo lacagnina di come si gambizzano le idee a Palermo e ci si appropria del seminato altrui.
Comunque fiato sprecato, invece speriamo che si uniscano altri giovani cn idee uniti piu che mai e senza che qualcuno faccia il contropelo all'altro !