Categorie: sicilia

Incontro con Soleri | Palermo

di - 7 Novembre 2001

Dichiarazioni che rimandano immediatamente ad uno spirito di protesta che potrebbe attraversare gli ultimi quarant’anni di storia recente, legando idealmente, come un filo rosso, il “No future” dei movimenti punk al più recente “No global”. Che piacevole sopresa, quindi,
scoprire che provengono da un geniale architetto italiano, Paolo Soleri,che come tutti i grandi può tranquillamente beffarsi dei suoi ottantadue anni e con serafica grazia “épater les bourgeois”, ovvero scandalizzare i
benpensanti. L’occasione è data dalla Laurea Honoris Causa dell’Università di Palermo, attribuita qualche giorno fa all’architetto torinese, nel corso di una cerimonia tenutasi a Palazzo Steri, e seguita da un incontro-lezione
organizzato dall’architetto Antonietta Iolanda Lima, in concomitanza alla presentazione della monografia curata dalla stessa Lima e dedicata a Soleri. “Parlo un italiano un po’ buffo- esordisce Soleri con un forte accento americano- perchè da quarant’anni oramai vivo e lavoro in America”.
Già, quell’America che appena ventisettenne lo accolse nello studio di Frank Lloyd Wright, dove Soleri ebbe l’opportunità di veder nascere tra le più innovative realizzazioni architettoniche del Novecento, trovando però
subito la forza per un’analisi soggettiva e individuale che lo porterà ad allontanarsi dal celebre studio. “Ero come una spugna, cercavo di assorbire tutto il possibile- racconta Soleri- ma la differenza tra me e Wright sulla
visione della città mi portò alla decisione di un cammino differente.
Wright era estremamente affascinato dall’automobile, dalla tecnologia ad ogni costo. Io consideravo tutto ciò un glamour dannoso”. Facile intuire,quindi, cosa possa pensare Soleri delle città invase dal traffico senza
regole, inquinate, e dall’espansione incontrollata. Senza andare lontano,una fotografia nella quale si ritrova anche la nostra città. “Le megalopoli- afferma deciso l’architetto – favoriscono la nascita della
violenza e del crimine, tendendo alla distruzione di ogni risorsa naturale.In Sicilia sarebbe facile sfruttare al meglio l’energia solare, naturale,evitando così un consistente inquinamento”.

Architetto Soleri, accanto a queste, quali le caratteristiche della sua città ideale ?
“Occorrerebbe produrre abitati senza auto. Ciò determinerebbe un diverso impatto sulla nostra vita, il corpo ridiventerebbe consono alla sua morfologia, gli spostamenti si svolgerebbero essenzialmente camminando.
Fondamentale il ruolo dei servizi pubblici, alimentati con energia pulita.Le automobili isolano, e con la loro invasione incontrollata disgregano il tessuto sociale e familiare. Le conseguenze sono note”.

Spesso i suoi progetti sono stati definiti utopici…
“Occorre saper proporre delle possibilità alternative, per questo per me è fondamentale il prototipo, da contrapporre al super-consumo, tipico dell’America. Io mi limito semplicemente ad indicare altre possibilità”.

In questo contesto progettuale, quali le sue nozioni di spazio e di tempo?
“Il futuro non è mai esistito, noi possiamo creare solo il passato. E il tempo è un modo di misurare le trasformazioni, mentre lo spazio è la sostanza della realtà. Nella mia visione, l’uomo crea dei punti di
riferimento per sopperire all’imbroglio teologico in cui si trova, e che del resto sta producendo proprio in questi giorni le conseguenze che tutti conosciamo. L’angoscia di chi non conosce la realtà porta a inventare divinità”.

Ma cosa rappresenta allora la necessità estetica per l’uomo?
“Faccio un esempio. Qui a Palermo ho potuto ammirare Monreale, un luogo straordinario, che non è altro che il prodotto della cristianità,influenzata da elementi differenti, relativi al contesto. Ma da questi
splendidi manufatti traspare anche l’angoscia. Ecco, l’unico modo di trascenderla sta proprio nella produzione di elementi estetici, che nascono dall’attività etica”.

I suoi progetti relazionano sempre l’uomo con la natura, lei è un pioniere dell’ energia pulita, dell’ecologia. Propone luoghi aperti alla
sperimentazione e alla collaborazione, decisamente in controtendenza, parla di divinità assenti e potenziali cosmici. Non è solo architettura, ma un’idea di vita…

“Direi semplicemente che è un modo di approssimare la nostra condizione
verso la felicità”.


Paola Nicita




[exibart]

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