‹‹Entrai: mi parve di entrare in paradiso››. Sono queste le parole con cui inizia il racconto di frate Isidoro di fronte alla meraviglia della decorazione interna dell’Oratorio di San Lorenzo a Palermo. Nella finzione letteraria del Retablo (1987) di Vincenzo Consolo l’esperienza di questo spazio straordinario si racconta per immagini di indicibile stupore: maestose divinità, angeli efebici, putti straccioni, santi corpulenti e imperiose nobili signore precipitano tutti insieme in un tripudio di ghirlande di fiori e foglie, cornucopie generose di frutti succosi, fiamme e nuvole e conchiglie, tra improbabili, svolazzanti cortine. È la teatralità senza posa della fantasia decorativa di Giacomo Serpotta, la messa in scena civettuola e inquieta di un mondanissimo sentimento religioso sull’orlo di un precipizio. Il colore è il bianco. La materia è lo stucco. L’arte è quella preziosa di uno dei massimi scultori del Settecento in Europa.
Ci voleva la sferzante denuncia di uno studioso inglese, Donald Garstang, nel febbraio del 1997, a far partire una campagna di sensibilizzazione sull’emergenza recupero di questo eccezionale patrimonio artistico, seriamente compromesso da decenni di incuria e di sistematiche spoliazioni. La risposta non si è fatta attendere. Da parte di alcuni danarosi privati, in prima battuta, che hanno assunto l’onore dei primi
I risultati (parziali) di questa operazione, portata avanti in sinergia con l’Università di Palermo e la consulenza scientifica dell’Università di Valencia, sono stati presentati lo scorso 4 dicembre, dopo un percorso a tappe forzate –per via delle celebrazioni dei 25 anni dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali- che ha portato all’apertura di ben dieci siti, fra chiese e oratori, in occasione di queste vacanze natalizie, in alcuni casi a cantiere ancora in corso.
È un risultato a metà dunque, quello raggiunto dalla Soprintendenza (che in realtà aveva previsto la chiusura di tutti i cantieri per l’estate del 2004). Alcuni oratori infatti torneranno a chiudersi dopo il 6 gennaio e per altri di loro in cui i restauri si sono già conclusi, si porrà l’annoso problema dei balletti di competenze fra Curia e Soprintendenza per la manutenzione e la gestione ordinarie; mentre altri ancora –e sono molti- attendono un progetto d’intervento prima che sia troppo tardi.
Intanto, la manifestazione Serpeggiando, esplicito riferimento alla sirpuzza in stucco con cui Giacomo firmava i suo lavori, propone un affascinante itinerario per il centro storico di Palermo e tutta una serie di iniziative collaterali a scandire i tempi di queste cinque settimane di apertura straordinaria. Nell’Oratorio dei Bianchi, gioiello inamidato
davide lacagnina
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