Sembrano essere questi gli anni delle grandi mostre sul Barocco, a Siena. Si tratta probabilmente di un contrappasso, di un gioco che la sorte ha voluto giocare in una città dove, a livello urbanistico ed architettonico, lo stile barocco ha lasciato meno traccia.
Dopo il grande evento della mostra su Alessandro VII è la volta dei ‘Colori della Musica’, esposizione di respiro internazionale e di grande richiamo promossa e prodotta dal Santa Maria della Scala e dall’Accademia di Santa Cecilia in Roma. E’ proprio nella capitale che la mostra ha avuto il suo primo momento di gloria quando, a cavallo tra 2000 e 2001, è stata allestita nel Palazzo Barberini.
A Siena la mostra non beneficia di un ‘contenitore’ barocco come il borrominiano palazzo romano ma è organizzata in un suggestivo percorso espositivo all’interno dei ‘Magazzini della Corticella’; un misto tra una grande cantina medievale ricoperta in laterizio, ed una cava tufacea con grotte e cunicoli.
Il percorso espositivo si articola in maniera cronologica partendo dal Cinquecento e percorrendo tutto il Seicento attraverso una serie di opere che mostrano l’evolversi delle commistioni tra i linguaggi della musica e della pittura. Non mancano, in mostra, riferimenti ancor più diretti al mondo degli strumenti musicali, protagonisti non secondari dell’evento rispetto ai dipinti. L’intento è quello di dimostrare come la rappresentazione della musica e del far musica sia cambiata nel corso dei decenni anche grazie all’influenza che ebbero i maestri come Tiziano (la sua aura aleggia nella prima parte della mostra) e Caravaggio (protagonista indiscusso nel resto del percorso esposivo grazie alla foltissima schiera dei caravaggisti italiani e fiamminghi). In un posto preminente è stato posizionato dai curatori il ‘Ritratto di Famiglia’ di Leandro Bassano , ideale anello di congiunzione tra i due periodi sopra menzionati.
L’ultima sezione è dedicata alla rappresentazione di Santa Cecilia, patrona di un’arte che a cavallo tra Cinque e Seicento mutò decisamente la sua funzione sociale, i modi di fruizione sia da parte del pubblico che da parte degli artisti. Gli artefici della rivoluzione furono, come accadeva in quegli anni, i grandi patrizi delle famiglie romane (i Giustiniani e i del Monte ad esempio) e fiorentine (i Medici), i pittori immortalarono questo cambiamento che la mostra documenta in maniera eccelsa.
L’esposizione e il catalogo – di cui vi proponiamo un approfondimento tra gli articoli correlati – sono entrambi curati da da Claudio Strinati, Rossella Vodret e Annalisa Bini. Durante l’inaugurazione un gruppo di allievi dell’Accadema di Santa Cecilia ha allietato i presenti con musiche barocche, per tutti gli altri sono a disposizione le cuffie per percorrere la mostra tra suoni di liuti e melodrammi.
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massimiliano tonelli
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