E’ proprio il maestro – Sergio Vacchi – a confidarcelo di persona: «…probabilmente non c’è mai stata una mostra così completa per quanto riguarda la grafica degli Espressionisti». In effetti è proprio la completezza di questa esposizione a colpire.
Enrico Crispolti, luminare dell’Università di Siena e curatore della mostra, è riuscito a descrivere – attraverso i lavori di quattro giganti dell’arte tedesca d’inizio Novecento – tutta la vita, tutte le disperazioni, la spossatezza, la disillusione e la debolezza della Germania di Weimar.
Gli acquarelli e i disegni di Grosz ci conducono all’interno di un Paese distrutto, devastato da una guerra che aveva lasciato macerie non solo nelle strade e nelle città ma anche nella mente dei tedeschi. E’ una Germania che sta andando verso l’autoritarismo, verso una nuova guerra e verso una nuova violenza: ancora una volta gli artisti anticiparono tutto ciò.
La corrente artistica di questi anni venne chiamata Nuova Oggettività a causa del suo realismo portato all’eccesso. Con le città martorizzate come palcoscenico, Beckmann, Dix, Grosz e Kollwotz (i quattro artisti in mostra) non si astennero dal raccontare la disperazione dei reduci della Grande Guerra, dei malati o dei mutilati, degli emarginati o delle prostitute (tema carissimo al grande Otto Dix).
La grande carica interiore e la forza di denuncia caratterizza le opere della Kathe Kollwotz che ricordano, per certi versi, alcuni capolavori dell’opera grafica di Francisco Goya (visti circa un anno fa proprio alla Fondazione Vacchi). I lavori di Otto Dix sono numerosissimi – in parte di proprietà della Fondazione ed in parte della Galleria Giulia di Roma – e ci presentano un nuovo volto artistico del maestro tedesco: non più il Dix ipercromatico dei quadri più famosi, bensì un Dix originale che nella grafica e nel carboncino trova un veicolo eccezionale per rappresentare i suoi temi classici (le prostitute, le donne, le scene di degrado).
L’esposizione allestita al Castello di Grotti è un percorso fantastico ed inquietantissimo attraverso i primi trenta anni del secolo passato, in una Germania che attraversava uno dei momenti di transizione più tremendi della sua storia. Il centro per le arti di Sergio Vacchi ospita fino ad ottobre una esposizione unica nel suo genere, una mostra che per originalità, importanza, tema e prestigio è unica in tutta la Toscana in questo periodo dell’anno. Per il futuro l’obiettivo sarà quello di proseguire presentando al pubblico opere concepite “per rimanere” e “per durare”, il Castello di Grotti non sarà mai – ci ha assicurato il maestro Vacchi – divulgatore di quelle avanguardie che, in questi anni, fanno dell’effimero e del momentaneo il loro credo.
massimiliano tonelli
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Mentre tu ti stai affogando nelle tapas ho trovato questo: ci può interessare?
verrò a visitare la mostra, d'altra parte sono
andata apposta a vienna per vedere i dipinti
di Schiele!!!!
l'espressionismo è l'arte degli incubi più
profondi che ognuno di noi ha.
a presto