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fino al 6.I.2003 | Arte all’Arte – Damián Ortega | Poggibonsi (si), Enopolio

di - 20 Settembre 2002

Centoventi bottiglie della bibita più bevuta al mondo si contorcono sulla nuda mensola dell’Enopolio di Poggibonsi. Sfilano in omaggio all’universo letterario di De Sade e all’interpretazione cinematografica pasoliniana delle sue 120 Giornate di Sodoma.
Colli annodati, allungati, segati; pance allargate, bucate, penetrate. E’ opera di Damián Ortega. Anzi, è l’opera di Damián Ortega, giovane artista messicano coinvolto nell’edizione 2002 di Arte all’Arte. Ribelliamoci pure. Perché proprio la Coca Cola in un luogo associato al vino locale, schietto e orgoglioso? Le bottigliette sono là, in fila, esposte come sugli scaffali di un vecchio negozio. Ma non hanno niente a che vedere con la tradizione.
Il provocante sarcasmo di Ortega non si smentisce. Come sulle mensole dei nostri supermercati, anche qui domina la forza del marchio. Coke : una sicurezza per il consumatore. Un appiattimento qualitativo. Nell’installazione di Poggibonsi, l’artista si diverte a depauperare le bottiglie di tutto il loro potere comunicativo. Perdono riconoscibilità, si deformano e si trasformano. Diventano addirittura belle: nella limpidezza del materiale, nelle rotondità delle forme, nelle interazioni tra i singoli pezzi. E’ la sapienza degli artigiani del cristallo della zona ad averle forgiate, in un autentico cortocircuito tra “global” e “local”. Finalmente. Un intervento minimo e fragile si carica di una sferzante portata politica.
Il colonialismo economico – culturale di stampo americano è del resto sempre nel mirino, per Damián. Il suo fare artistico non è fine a se stesso, ma una voce nel contesto internazionale. Basti pensare al suo International Carbon Sequestration Common Air Project , con cui lancia l’idea di far ripagare alle aziende inquinanti il costo ambientale delle emissioni di anidride carbonica, investendo i ricavati in foreste e piante. Un’operazione sulla scia dei dibattiti mondiali sul cambiamento climatico.
Ortega non è un attardato imitatore del “Pop” anni Sessanta. Si muove sulle orme dell’attivismo di Diego Rivera o Frida Kahlo , sui impegnati ed illustri connazionali. Con la coscienza, però, di un avvenuto cambiamento linguistico e di contenuti. Ortega individua oggi nuovi obiettivi da combattere. La sua arma efficace: cambiare i connotati al logo vincente. Con corrosiva ironia.

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ENOPOLIO, via borgaccio, a cura di emanuela de cecco e vicente todolì, info@artecontinua.org , 0577 907157

[exibart]

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  • A giudicare dalle foto, sicuramente più bella ed evocativa la bottiglia originale,non credo che andrò a vedere queste schifezze.

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