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fino al 7.IV.2002 | Ranuccio Bianchi Bandinelli e il suo mondo | Siena, Santa Maria della Scala

di - 7 Marzo 2002

Fotografie, disegni e scritti si susseguono in un itinerario fatto di parole e di oggetti, di ricordi e di immagini, rendendo il dovuto omaggio a una delle più grandi e profonde personalità senesi del Novecento. Figura profonda nel senso più proprio del termine: uomo pervaso dalla cultura dalle radici.
L’archeologia si intreccia al vivere di Bianchi Bandinelli sin dai primi anni scolastici, al tempo degli approfondimenti alla Biblioteca degli Intronati, e prosegue incessante il suo crescendo di suoni: a buon titolo si può dire che lo spirito di Bandinelli è stato lo studium, sapientemente calibrato fra puntualità nei dettagli e ampiezza di vedute, fra scrupolo di ricerca e acutezza d’ensemble. Marcello Barbanera, curatore della mostra, compone una narrazione polifonica orchestrata proprio alla luce di questa passione archeologica che ha permeato tutta la vita di Bianchi Bandinelli: archeologia come fondamento delle civiltà tanto nei manufatti quanto negli ideali, tanto nei costumi quanto nelle sensibilità.
Le origini aristocratiche, gli studi ininterrotti, gli incontri intellettuali, gli impegni politici affiorano dalle immagini e dai testi in mostra ed esplicitano al visitatore, in maniera assai eloquente, la sensibilità verso il Giusto e verso il Bello che Ranuccio Bianchi Bandinelli ha sempre portato con sé e nutrito con parole e con azioni.
L’itinerario si snoda dunque fra gli anni a Geggiano, i periodi romani, il tempo fiorentino: formazione e docenza, incontri e scavi dialogano con il pubblico per raccontare non solo una biografia ma soprattutto un amore mai sopito per la storia della civiltà umana.
E nel contempo il suo ritratto si specchia a profili nitidi nel Novecento: emergono allora fra le righe -e fra le linee dei suoi schizzi- le assurdità della guerra, l’impegno ideologico delle riviste, le querelles fra figurazione e astrattismo, le avventure e i sogni politici, il fervore intellettuale di artisti e letterati.
La mostra delinea quindi il profilo di uno studioso e insieme i contorni dell’Italia del Novecento, in un alternarsi di voci fra collettività e individualità.
E da questo confronto emerge una umanità ricca ma anche gretta, accesa ma anche disillusa, acuta ma anche egoista: è l’humanitas di Terenzio, mai aliena all’uomo stesso, che fonda tanto le più profonde convinzioni quanto le più brucianti delusioni di Bianchi Bandinelli, in una palpitante passione per la vita umana in prosa e in poesia.

valentina zucchi


Santa Maria della Scala 17 febbraio-7 aprile 2002
Tutti i giorni. Fino al 15 marzo: dalle 10:30 alle 16:30. Dal 16 marzo: dalle 10:00 alle 18:00. infoscala@comune.siena.it, a cura di Marcello Barbanera


[exibart]

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