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58 Biennale/9. Cosa vediamo oggi? Flavio Favelli, Utopie e un imperdibile classico

di - 9 Maggio 2019
Giovedì, 9 maggio. Il sole proprio non ne vuole sapere di farsi vedere a anche oggi, a Venezia, si respira un’atmosfera umettata di colori fuori fuoco, come se fossimo in un quadro di Giorgione ma, per fortuna, pare che non ci saranno tempeste. Nel pomeriggio le temperature si attesteranno intorno ai gradevoli 16 gradi, quindi non ci sono scuse per risparmiare le energie, anche oggi vi attende una grande giornata all’insegna dell’arte contemporanea. Ecco alcune cose che proprio non potete perdere.
A Ca’ Rezzonico, in Dorsoduro, oggi apre “Il bello inverso”, progetto site specific di Flavio Favelli che racconta ‹‹di una bellezza pensata che è il mio immaginario, qualcosa che non è semplice da esporre in un luogo e in una città che è l’Arte per antonomasia. Venezia è sempre stata una tappa della mia vita; fin da bambino ci andavo perché, come diceva mia madre, bisogna conoscere l’Italia››, ha spiegato l’artista. Continuando la sua ricerca sulle diverse definizioni della memoria e del trascorso, Favelli presenta 15 opere inedite e tipicamente lagunari, marcate dai segni del tempo, come le pedane di legno che per mesi sono state calpestate dai passanti che hanno attraversato il ponte dell’Accademia, rivestito per un restauro terminato alla fine dello scorso anno, e vecchia etichetta del famoso aperitivo veneziano Select che si fa stendardo da reinterpretare.
Alle 18.30, su invito, negli spazi di Novecento, in zona Campo San Maurizio, “Looking For Utopia”, collettiva a cura di Bianca Cerrina Feroni e Melania Rossi, con Francesco Arena, Jean Bedez, Hans Bellmer, Elisabetta Benassi, Gérard Berréby, Elvio Chiricozzi, Félicie d’Estienne d’Orves, Jan Fabre, Sophie Ko, Damien MacDonald, Maud Maffei, Simone Pellegrini, Cécile Reims, Pietro Ruffo, Delphine Valli, Antonello Viola, in collaborazione con l’Institut français. Procedendo tra tessuti preziosi, arredi etnici e richiami che rimandano allo stile unico di Mariano Fortuny, la mostra è scandita da una fitta sequenza di disegni, collage, fotografie, maquette e piccoli bozzetti scultorei, a segnare quella fase in cui l’idea assume una prima ipotesi di forma. E poi opere compiute, che affrontano il tema dell’utopia declinandolo nelle sfide offerte dalla contemporaneità: i confini, le migrazioni, la trasmissione del sapere, la fugacità delle immagini nell’epoca dell’istantaneità.
Chiudiamo con un imperdibile, grande classico. Sull’Isola di San Giorgio Maggiore, la Fondazione Giorgio Cini presenta un’antologica dedicata al Maestro della materia, Alberto Burri (Città di Castello 1915 – Nizza 1995), curata dallo storico dell’arte e Presidente della Fondazione Burri, Bruno Corà, in collaborazione con Tornabuoni Art e Paola Sapone MCIA. Il 9 maggio la press preview, dalle 11 alle 17.30, mentre l’apertura al pubblico dal 10 maggio. Dai Catrami del 1948 ai Cellotex del 1994, la mostra presenta circa 50 opere e ricostruisce la parabola storica di uno dei più influenti protagonisti dell’arte italiana ed europea del XX secolo, riportando Burri a Venezia dopo la memorabile personale che, nel 1983, vide protagoniste 18 opere del ciclo Sestante, nel suggestivo edificio degli ex Cantieri Navali alla Giudecca, segnando una tappa fondamentale nella carriera dell’artista.

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