Il video “I fuochi di Sant’Elmo ” è l’ennesimo tassello del mio lento ed inesorabile work in progress teso alla realizzazione di un vascello (o veliero o natante o zattera qualsivoglia), delle sue strumentazioni, della voglia di navigare o restare in porto, delle stelle, del vento, del mare con i suoi pericoli, le bonacce e le tempeste, le sue rotte da seguire o da sbagliare.
Ed è proprio una tempesta il tema di questo video; una tempesta che, come si narra nei racconti marinareschi, fa confluire la sua energia elettrica in forma di bagliore pallido e saettante, in cima ai pennoni e agli alberi delle imbarcazioni che siano sorprese in mare in tale critica situazione.
Nel CXIX capitolo del romanzo di H.Melville, “Moby Dick”, dal titolo “Le candele ”, si narra di come Achab riesca a dominare queste fiamme elettriche, chiamati in marina fuochi di Sant’Elmo, alzando la sua fiocina da baleniere come fosse un parafulmine al cielo, ed opponendosi con la sua follia eroica alla natura indomita.
Il video consta in realtà di una rielaborazione del celebre lungometraggio del 1956, “Moby Dick, la balena bianca ” di John Houston trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo sopra citato.
Virando in verde acido tutto il film e riducendolo velocizzato ad una durata di circa 6 minuti, senza la perdita di neppure un frame con una particolare tecnica di sovrapposizione tridimensionale, ho voluto trasformare tutto il film in una tempesta di immagini o meglio in un bagliore luminoso e velocissimo che imitasse il più possibile il fenomeno dei fuochi di Sant’Elmo o corpisanti come li chiama il Melville.
Il video riacquista la sua velocità reale solamente sul primo piano di Achab che, brandendo il suo arpione, si fa catalizzatore elettrico, sul ponte del Pequod di fronte agli occhi stupiti e terrorizzati della sua ciurma.
Reputo il “Moby Dick ” di Houston uno dei film più belli mai realizzati; per alcuni versi più bello del libro stesso; rileggendolo non si può fare a meno di immaginare Achab con il volto di Gregory Peck dallo sguardo vuoto su un’anima folle e lucida, giurerei meraviglioso anche per Melville stesso, soltanto avesse potuto vederlo.
Mi piace osservare il preoccupante fenomeno popolare, pericoloso ma interessante, per cui la maggioranza della gente conosce “Moby Dick ” attraverso il film più che attraverso il romanzo (così vale per tanti altri capolavori della letteratura), motivo ulteriore che mi ha spinto a lavorare su questa pellicola.
Termino il video con un mesto saluto di un marinaio controluce, arrampicato sulle sartie, lasciandoci nel dubbio se dopo un’esperienza così carica di difficoltà e voltaggio, il vascello sia stato distrutto come narra Melville o possa nuovamente solcare i flutti e quindi, se il saluto sia rivolto ai parenti nella banchina del porto per la partenza per una nuova battuta di pesca od un eterno saluto, ne triste ne felice, alla vita stessa.
E’ un’allegoria forse non troppo esplicita della voglia anzi, del bisogno di combattere fino in fondo e di rischiare per ottenere, soprattutto contro l’ignoto;
Dopo la realizzazione delle vele e dell’albero maestro e prima delle strumentazioni per il mantenimento della rotta, era logico che lavorassi con il concetto di movimento incondizionato ed involontario e quindi con il tema delle tempeste, condizione di movimento casuale (almeno per il nostro comprendere) e senza controllo: con l’energia della natura brutale, orribile e meravigliosa; con i fuochi di Sant’Elmo suoi figli elettrici, appunto.
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