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A Firenze un’architettura dimenticata di Michelucci: contenitore eccellente per una mostra di opere del Novecento italiano

di - 13 Ottobre 2014
Era il 1957 quando fu inaugurato l’ampliamento dell’antico palazzo nobiliare settecentesco nel centro della città, in via Bufalini, oggi sede dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze ma all’epoca “Nuova sede della Cassa di Risparmio di Firenze”. L’incarico era stato affidato quattro anni prima a Giovanni Michelucci, architetto e direttore artistico dei lavori, che ebbe il compito di realizzare una grande sala per il pubblico, la cassa cambiali, gli uffici, l’autorimessa e il caveau. Il fronte del palazzo è rimasto inalterato, la Soprintendenza aveva messo dei vincoli ferrei e affinché nulla si percepisse e niente venisse stravolto Michelucci sviluppò il suo progetto sfruttando il il giardino e gli spazi retrostanti. Il corpo di fabbrica aggiunto propone un fronte vetrato che infrange il limes tra il dentro e il fuori e con una copertura a volte metalliche centinate. Il vasto salone – monovolume a più livelli – raggiunge una luminosità naturale costante. Il tipico linguaggio architettonico di Michelucci è rilevato dalla scelta dei materiali impiegati come il cemento armato a vista, il marmo dei pavimenti e dello scalone centrale, il legno chiaro per gli infissi e gli arredi interni da lui stesso progettati, il ferro delle ringhiere delle scale e dei terrazzi, i tamponamenti dati dall’intonaco bianco.
L’occasione della presentazione alla città di questi spazi poco conosciuti e difficilmente godibili ha portato alla realizzazione di una mostra (visibile fino all’11 novembre) Le collezioni del Novecento nella quale sono esposti una serie di capolavori appartenenti alla raccolta dell’Ente Cassa. Un assaggio del grande patrimonio accumulato negli anni che mostra sia uno spaccato della pittura toscana dei primi decenni del XX secolo, sia alcuni corpus di autori acquisiti con la volontà di salvaguardare alcuni momenti dell’arte toscana e ricostituirne un tessuto sociale di notevole rilievo.
Tra le opere di maggiore pregio si ricordano alcune realizzazioni di un giovanissimo Primo Conti; il Villeggianti in Val di Lima (Gli Inglesi a Bagni di Lucca) (1927 c.) di Lorenzo Viani; Campi d’autunno (1907) di Ardengo Soffici donato all’amico Giovanni Papini in occasione delle nozze. E poi, Ulvi Liegi, Giovanni Costetti, Ottone Rosai, Oscar Ghiglia, Antonio Maraini, Pietro Annigoni; inoltre sono esposti alcuni pezzi, anche documentari, tratti dal Fondo di Alessandro Parronchi poeta e storico dell’arte e dall’Archivio del Centro Di, la casa editrice fiorentina che in oltre cinquant’anni di attività ha rinnovato l’immagine del libro d’arte mutandolo nella sua concezione di base. (Enrica Ravenni)

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