Categorie: Speednews

A Londra, settembre è il mese del design. Dal V&A alla tea room, tra sostenibilità e poesia

di - 22 Settembre 2018
Come ogni settembre, Londra si veste di rosso e per nove giorni viene insignita del titolo di capitale del design. Il colore-tema che definisce la sua identità grafica è quello simbolico delle cabine telefoniche, dei bus e delle cassette postali inglesi. Ma il rosso-British si fa più diffuso in questi giorni e alla geografia della città si sovrappone una nuova mappa creativa, suddivisa in 11 distretti e 4 design routes, costellata di oltre 400 eventi, tra mostre, fiere, landmark projects, conferenze e workshops.
L’ondata creativa trova il suo apice all’interno degli spazi museali del Victoria & Albert Museum che, insieme alla London Design Biennale, allestita negli storici spazi della Somerset House e dedicata quest’anno al tema delle emozioni, costituisce il quartier generale dell’intero festival. Il Festival nasce per celebrare e promuovere le eccellenze del design nella capitale britannica che vanta il più esteso settore creativo nel quadro delle città globali, ma diventa anche il termometro delle tendenze e delle posizioni attuali del design internazionale. Sostenibilità e sensorialità sono il fil rouge che lega fra loro gli interventi più disparati, rivolti nella maggior parte dei casi a riflettere su questioni sociali e ambientali contemporanee, adottando uno sguardo talora lucido e critico, talora progressista e spalancato verso il futuro.
È il caso di Multiply, l’installazione-logo del Festival in legno timber impermeabile che occupa la piazza in porcellana bianca della Sackler Courtyard del V&A, che, se da un lato invita ad essere attraversata, dall’altro, rinvia a due grandi temi del nostro tempo: l’emergenza abitativa e il cambiamento climatico. Multiply è uno dei landmark projects che sparsi in giro per la città costituiscono la public face del Festival ma è anche la prima tappa di un percorso all’interno delle sale del V&A dove il design dialoga apertamente con la collezione permanente. Addentrandosi negli spazi interni del museo, infatti, ci si imbatte nella Onion Farm di Henrik Vibskov. Sfruttando i 25 metri di lunghezza della buia Tapestries Gallery, il designer danese crea un’installazione site-specific in risposta alle grandi scene naturalistiche raffigurate negli arazzi conservati nella sala. Questo lungo cunicolo, realizzato assemblando spazzole industriali da cui pendono grosse “cipolle” di stoffa, ci invita a riflettere sull’attuale stato di iper-industrializzazione dell’agricoltura. Una soluzione pratica e innovativa per ovviare all’eccessivo consumo di plastica è offerta invece dalla fontanella di acqua potabile (A fountain for London) messa a punto dall’architetto Michael Anastassiades, il cui prototipo campeggia in un angolo del giardino del V&A a disposizione del pubblico. Più svincolata da temi di attualità e dedicata all’incontro tra design e musica, passato e presente, è Memory & Light di Arup all’interno della Norfolk Music Room, dove le parole del compositore estone Arvo Pärt vengono trasformate in luci e colori da un’installazione multisensoriale.
Fuori dal suo epicentro V&A, il festival continua in giro per la città, da Trafalgar Square in cui il landmark project di Es Devlin, Please feed the lions, aggiunge alla piazza monumentale un quinto leone fluorescente che ruggisce poesie e parole selezionate dal pubblico, fino a Broadgate, nella city, dove il duo Kellenberger-White arreda uno spiazzo tra uffici e grattacieli con un insolito parcogiochi di sedie-alfabeto che il pubblico può spostare e combinare a piacimento. Infine, per l’ora del tè, la coppia di designer danesi Scholten e Baijings invita il pubblico a immergersi nella tradizionale cerimonia con una performance che si tiene quattro volte al giorno nell’elegante tea room di Fortnum & Mason dove è possibile ammirare una “tea-installation” composta di più di 80 prodotti manufatti, di vari designer internazionali, accomunati da un unico elemento di design: il colore. Non il rosso questa volta ma l’iconico Eau de Nil del prestigioso food store londinese. (C.O.)

Articoli recenti

  • Cinema

Prima di Cime Tempestose, era l’adattamento di Frankenstein a dividere il pubblico in due

Con Jacob Elordi (ancora) nel ruolo di protagonista, e un dibattito che non riguarda (o non dovrebbe riguardare) la fedeltà…

22 Febbraio 2026 16:32
  • Design

Fino a dove può spingersi il corpo umano? La risposta è nel design

200 oggetti tra esoscheletri, tute aerodinamiche e geometrie calibrate sono in mostra alla Triennale di Milano fino al 22 marzo,…

22 Febbraio 2026 16:11
  • Arte contemporanea

Giorgio Morandi incontra Etel Adnan: dialoghi cromatici tra forma e intensità emotiva

Al Museo Morandi di Bologna, la mostra esplora le connessioni tra due artisti che condividono rigore formale, liricità e visione…

22 Febbraio 2026 16:00
  • Mostre

Per Vincenzo Schillaci, l’arte raccoglie il segno di un movimento perpetuo

Alla Fondazione La Rocca di Pescara, Vincenzo Schillaci presenta 20 opere inedite, tra stratificazioni pittoriche e nuclei in bronzo, per…

22 Febbraio 2026 10:30
  • Fotografia

Other Identity #193, altre forme di identità culturali e pubbliche: Anna Karvounari

Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…

22 Febbraio 2026 9:30
  • Mostre

Corpo, forma, frattura, trasformazione. Malisa Catalani a Bologna

UNHUMAN, la personale di Malisa Catalani alla SimonBart Gallery di Bologna è in programma fino al 28 febbraio

22 Febbraio 2026 0:02