A cura di Ludovico Pratesi e Joachim Blüher, in occasione della 18esima edizione della rassegna “Soltanto un quadro al massimo”, all’Accademia Tedesca di Roma, a partire da stasera si metteranno a confronto le due opere di due grandi personalità dell’arte del Novecento, Gino De Dominicis e Sigmar Polke.
Per la prima volta saranno associate la Piramide Invisibile e Kartoffelmaschine, entrambe realizzate nel 1969.
Un approccio di tipo concettuale, nel quale sono riconoscibili senz’altro anche tratti umoristici, unisce i due lavori e l’intera opera dei due importanti artisti in quel periodo, quando De Dominicis lavorava sulle impossibilità e sulle prove di uno scardinamento della realtà: sempre del 1969 sono Tentativo di formare dei quadrati anziché che dei cerchi gettando un sasso in uno stagno e Tentativo di volo dove, nella prima azione (visibile attraverso una fotografia) l’artista sedeva sul bordo dell’acqua, in attesa di un “cambiamento” nell’andamento dello stato “naturale” delle cose, mentre nel secondo progetto, l’artista rimette in scena le impossibilità dell’uomo nel tentativo di superarle, mentre il Cubo, il Cilindro, la Piramide invisibile, sono mostrati solo dai loro perimetri tracciati sul pavimento. Kartoffelmaschine, realizzata di Polke in 30 esemplari, è un’opera ispirata alla relazione tra la forza creativa della patata e l’opera d’arte.
«Un giorno scesi in cantina e al buio vidi una patata che aveva germogliato. Così capii che l’innovazione, la creatività, la spontaneità, la produttività, la creazione del tutto fuori di sé, e così via allora tutto questo era la patata» raccontava l’artista. Intorno a questo tubero Polke costruisce una sorta di “macchina celibe” che gli permette di attivare un processo di matrice dadaista sulla possibilità di trasformazione di oggetti comuni in opere d’arte. Due possibilità di “reverse” del quotidiano nel parallelo tra artisti tedeschi e italiani che l’Accademia di Villa Massimo porta avanti dal 2003.