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Addio a Claudio Abate. Il grande fotografo scomparso a Roma questa mattina, a 74 anni

di - 3 Agosto 2017
Un altro giorno nero per la comunità dell’arte italiana. Arriva dalla famiglia di Claudio Abate la notizia della scomparsa del grande fotografo che, dagli anni ’60, ci ha mostrato tutti i volti degli artisti, le opere, le azioni, le inaugurazioni di Roma e non solo.
Nato nella Capitale il 2 agosto 1943, iniziò come ragazzo di bottega da un amico del padre, a sua volta pittore e amico di Giorgio De Chirico: «Dopo tre anni, come tutti i bravi assistenti, me ne andai e a quindici aprii uno studio per conto mio, sempre nella stessa strada. Piano piano, fotografando soprattutto quadri, portai via tutti i clienti al mio vecchio capo».
Una storia appassionante e, un po’ come quella di Concetto Pozzati, d’altri tempi quella di Claudio Abate.
Entrato a 16 anni al Press Service Agency, fu assistente anche di Eric Lessing, nome di punta della Magnum. Poi, al bar Notegen in via del Babuino, iniziarono le vere frequentazioni con l’arte: Mario Mafai, Carla Accardi, Carmelo Bene e una serie di anni in cui Abate, lo riporta lui stesso, fece solo il fotografo di scena, proprio per quella immensa passione per il teatro che gli era scoppiata dentro: «Oggi penso di avere il più grande archivio, circa seimila foto, delle cantine teatrali romane».
E poi, ma facciamo quasi senza ricordarlo, fu Abate che – appunto – fotografò la meravigliosa stagione romana che va dal ’68 al 1978, passando in rassegna tutto il meraviglioso mondo de L’Attico, le azioni di Kounellis – di cui realizzò anche, in anni successivi, il famoso ritratto con la candela. Ad Abate si deve il merito, senza dubbio, di averci fatto imparare (e per chi non c’era, immaginare) cos’è stata l’Arte Povera, cosa sono stati gli anni romani della Pop, le ricerche e l’avanguardia del secondo novecento, in una città che era in pieno fermento.
Il ritratto di De Chirico, aveva raccontato a Mario Codognato, era stato uno degli episodi più emozionanti della vita: «Avevo 32 anni, erano le dieci e mezzo di sera di una giornata di dicembre, poco prima di Natale. Alla Galleria La Medusa presi per mano De Chirico e lo misi davanti a una tela fotografica emulsionata, a contatto con la superficie sensibile. Uscì fuori un ritratto ottenuto per impressione diretta sulla tela. Per quattro o cinque minuti De Chirico rimase fermo, dopo aver detto: “Abate, io queste cose le facevo nel 40”. Non aveva capito di cosa si trattava. Fu molto divertente».
Arrivederci, grande narratore.

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