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Addio ad Andrea Camilleri. Si spegne la voce della letteratura italiana

di - 17 Luglio 2019
Si è spento questa mattina, alle 8.20, per arresto cardiaco, Andrea Camilleri, dopo un mese di ricovero nel reparto di rianimazione dell’Ospedale Santo Spirito di Roma.
Drammaturgo, sceneggiatore, regista e scrittore italiano tra i più conosciuti nel mondo, tradotto in almeno 120 lingue, il creatore del commissario Montalbano era stato colpito da un malore mentre si stava preparando a partecipare a uno spettacolo alle Antiche Terme di Caracalla dove, il 15 luglio, avrebbe dovuto leggere la sua Autodifesa di Caino. Le condizioni di Camilleri, 93 anni, erano subito sembrate critiche e dal 21 giugno i medici avevano interrotto i bollettini. Ma lo scrittore, autore di più di 100 libri, era rimasto attivissimo fino all’ultimo, nonostante gli acciacchi legati all’età, con le avventure di Montalbano e le sue memorie dettate all’assistente e agente Valentina Alferj.
Andrea Calogero Camilleri nacque a Porto Empedocle, il 6 settembre 1925, figlio unico di Carmelina Fragapane e di Giuseppe Camilleri, ispettore delle compagnie portuali che partecipò alla marcia su Roma. Dopo essere stato espulso dal collegio vescovile perché lanciò uova contro un crocifisso, studiò al Liceo Classico Empedocle di Agrigento, dove si doplomò nel 1943, senza sostenere l’esame per via dello sbarco degli Alleati. Nel 1944 si iscrisse alla facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Palermo, frequentava assiduamente il Partito Comunista Italiano e dal 1945 iniziò a pubblicare racconti e poesie, arrivando anche fra i finalisti del Premio Saint Vincent e vincendo, nel 1947, il Premio Firenze, con alcune sue poesie, pubblicate in un’antologia curata da Giuseppe Ungaretti.
Nel 1949 fu ammesso all’Accademia nazionale d’arte drammatica, dove conclude gli studi nel 1952. Da allora eseguì la regia di più di cento opere, soprattutto di drammi di Pirandello. È il primo a portare Beckett in Italia, di cui mise in scena Finale di partita nel 1958 al Teatro dei Satiri di Roma, curandone poi la versione televisiva. A Camilleri si devono anche le rappresentazioni teatrali di testi di Ionesco (Il nuovo inquilino nel 1959 e Le sedie nel 1976), Adamov (Come siamo stati nel 1957, prima assoluta in Italia), Strindberg, T. S. Eliot. Portò in teatro anche i poemi di Majakovskij, nello spettacolo Il trucco e l’anima.
Nel 1957 entrò in RAI e sposò Rosetta Dello Siesto, dalla quale ebbe tre figlie. Insegnò al Centro sperimentale di cinematografia di Roma dal 1958 al 1965 e poi dal 1968 al 1970, titolare della cattedra di regia all’Accademia nazionale d’arte drammatica dal 1977 al 1997. Nel 1968 curò la regia del teleromanzo Lazarillo, tratto dal romanzo Lazarillo de Tormes, con Paolo Carlini e Vittorio Guerrieri.
Nel 1978 l’esordio nella narrativa con Il corso delle cose, scritto dieci anni prima. Nel 1980 pubblicò con Garzanti Un filo di fumo, primo di una serie di romanzi ambientati nell’immaginaria cittadina siciliana di Vigata, a cavallo fra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Nel 1984, per Sellerio – che sarebbe diventato il suo editore di riferimento –, uscì La strage dimenticata ma per il prossimo romanzo avrebbe aspettato il 1992, con La stagione della caccia, sempre con Sellerio. Nel 1994 pubblicò La forma dell’acqua, primo romanzo poliziesco con il commissario Montalbano. Dal 1995 al 2003 esplose il fenomeno Camilleri, con titoli come Il birraio di Preston (1995) (quasi 70mila copie vendute), La concessione del telefono e La mossa del cavallo (1999), mentre la serie televisiva su Montalbano, interpretato da Luca Zingaretti, ne avrebbe fatto un autore cult.
Appassionato d’arte, Camilleri dedicò una serie di romanzi ai grandi pittori: nel 2007 pubblicò per Mondadori Il colore del sole, su Caravaggio, nel 2008, per Skira, La Vucciria, su Guttuso, e nel 2009, sempre per Skira, il romanzo ambientato ad Agrigento, Il cielo rubato. Dossier Renoir.
Nella nota finale del suo centesimo libro, L’altro capo del filo, pubblicato nel maggio 2016, Camilleri dichiarava che questo è «un Montalbano scritto nella sopravvenuta cecità», infatti, a 91 anni ha dovuto dettare il romanzo alla sua assistente Valentina Alferj, «l’unica che sia in grado di scrivere in vigatese», il dialetto dell’immaginaria cittadina di Montalbano, trasposizione di Porto Empedocle. I suoi romanzi, infatti, sono stati delle pietre miliari della letteratura proprio per le peculiarità del linguaggio, un ibrido di italiano e siciliano, oltre che per l’intreccio delle storie e la costruzione dei personaggi. D’altra parte, anche nelle sue prime prove letterarie, Camilleri aveva composto poesie che rispettavano scrupolosamente le regole di composizione e usavano la lingua letteraria italiana.
Il filone narrativo del Commissario Montalbano è destinato a concludersi con la scomparsa di Camilleri, che consegnò a Sellerio l’ultimo libro con il finale della storia, stabilendone la pubblicazione a dopo la sua scomparsa. «Non può cadere in un burrone come Sherlock Holmes e poi ricomparire in altre forme», spiegava Camilleri, rivelando che Montalbano non sarebbe morto.
Oltre che per la letteratura, Camilleri era una voce ascoltata anche per l’attualità, la politica e la cronaca, quello che definiva «il teatrino del mondo». I cambiamenti sociali, il ruolo dell’Europa, le strumentalizzazioni dei migranti, l’avanzata del populismo, sono tutti argomenti osservati lucidamente e analizzati criticamente: «L’ultima cosa che ho imparato consiste nell’avere necessariamente un’idea, chiamala pure ideale, e a essa attenersi fermamente ma senza nessuna faziosità, ascoltando sempre le idee degli altri diverse dalle proprie, sostenendo le proprie ragioni con fermezza, spiegandole e rispiegandole, e magari perché no, cambiando la propria idea», scriveva in Ora dimmi di te, lettera alla bisnipote Matilda, edita da Bompiani nel 2018.

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