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Ah, fossi Björk. A Barcellona, una mostra fa entrare nell’universo della cantante islandese

di - 30 Giugno 2017
Stai passeggiando tranquillamente su una spiaggia islandese e, all’improvviso, ti trovi all’interno di una bocca che canta. Succedono cose strane, se sei Björk. E se non sei Björk, ti può capitare lo stesso, basta andare al Centre de Cultura Contemporània di Barcellona e indossare il visore VR, per immergersi in un mondo favoloso. Ovviamente è il mondo di Björk, perché la mostra si chiama, nemmeno a farlo apposta, “Björk Digital” ed è ispirata al suo ultimo album Vulnicura, che racconta la fine della relazione con Matthew Barney, da nove, cinque e tre mesi prima della rottura a due, sei e undici mesi dopo. Evidentemente l’atmosfera del museo deve essere piaciuta alla cantautrice islandese che nel 2015 è stata omaggiata da una mostra al MOMA, a cura di Klaus Biesenbach, che fece sbizzarrire i critici americani: un «disordine scombussolato» per Jerry Saltz, uno spettacolo «ridicolosamente infantilizzante e noioso» per Roberta Smith, del Times, semplicemente «un fiasco» per il Guardian. Ma la cantautrice ha già dimostrato, nel corso della sua carriera, di possedere una buona dose di autoironia e le definizioni fantasiose e feroci non l’hanno affatto intimidita. E adesso ci riprova con maggior convinzione, portando avanti questa operazione che ha già girato mezzo mondo, Tokyo, Sydney, Montreal, Reykjavik, Londra e Los Angeles, prima di approdare in Spagna. La mostra si snoda come un percorso nella carriera e nella vita di Björk, con performance, film e installazioni interattive, dalle collaborazioni storiche con Michel Gondry e Spike Jonze a quelle più recenti con Jesse Kanda, Andrew Thomas Huang e Warren du Preez. Pezzo forte sono gli ambienti ricreati in realtà virtuale che ci faranno attraversare le tracce contenute nell’ultimo album, dal paesaggio isolato di Stonemilker al cavo orale di Mouthmantra. Così, anche se solo per il tempo di una canzone, potremmo essere più vicini a Björk.

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