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Al Castello Aragonese di Ischia, Piepaolo Lista mostra l’anima trasparente del vetro

di - 12 Agosto 2017
Fino al 28 settembre, la Chiesa dell’Immacolata, sul Castello Aragonese di Ischia, ospita la personale dell’artista salernitano Pierpaolo Lista, a cura di Antonello Tolve e promossa dall’ Associazione “Amici di Gabriele Mattera”, pittore ischitano e padre dell’architetto Nicola Mattera che ha voluto l’evento tra le bianche mura della chiesa. In mostra, grandi lastre di vetro incorniciate da ferro grezzo, andando a sostituire gli strumenti tradizionali dell’artista, come la tela o il pennello, con una grammatica personalissima, fatta di elementi semplici e di oggetti di uso quotidiano. La pianta ottagonale della chiesa fa sì che le opere disposte sulle pareti dialoghino mediante le trasparenze del vetro, su cui l’artista interviene dal retro, prima ponendo il colore e dopo operando incisioni, secondo un “levare” che porta ad affiorare gli strati pittorici.
“Strati d’animo” è una esposizione che evoca oggetti sospesi in un non-tempo e in un non-luogo, viventi in un’astrazione che ne sottolinea la nuova identità. Il percorso pone la serie di lastre in una successione che culmina con le due opere di dimensioni maggiori, sulla parete frontale, Varco e Ko, quasi come se fossero un dittico e una pala d’altare, sui quali corre lo sguardo dell’osservatore, sin dalla soglia.
Troviamo Ricostruzione, geometrica stilizzazione di pieni e di vuoti che danno origine a un paesaggio spettrale su un fondo rosso sangue, allusivo alla tragedia del terremoto nelle Marche del 2016. Accanto, è posto l’abile gioco di ombre di Trasparenze, in cui un asciugamano è letteralmente steso sulla parete che gli fa da sfondo, mentre Altalena e Faccia a faccia richiamano la decontesualizzazione degli oggetti tipica delle Avanguardie.
L’opera non termina sulla lastra ma, attraverso rifrazioni e trasparenze, si apre all’osservatore, permettendogli di interagire mediante la propria immagine riflessa o completando il senso al di là della semantica offerta dai titoli, come in 41 Bis, dove la grata aperta, evocativa del carcere a vita, pure lascia possibilità di scampo. Interessanti i giochi cromatici in bianco e nero in Da comporre, in cui l’osservatore è provocato a inserire le note su un pentagramma vuoto, e in Disteso, dove si accompagnano a un abilissimo gioco di piani prospettici. Nei “fotoconcetti” stampati su carta cotone, Lista riproduce ambienti scanditi dal sapiente studio della luce, come in Vie di fuga, interno costituito da due scatole, un pezzo di stoffa e un filo di ferro. Ed è ancora la luce a definire e colorare gli oggetti assemblati per creare piccole scenografie domestiche. Bianco è infatti il foglio accartocciato di Destinazione sconosciuta, un pezzo di feltro arrotolato su una base di polistirolo ha dato vita a Deportato, mentre in Allestimento piccoli pezzetti di ferro, disposti su due cartoncini, simboleggiano uno spazio in divenire. (Anna Di Corcia)

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