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Al MAC di Lissone, nove premi per ripensare la pittura, tra tradizione e tradimento

di - 3 Dicembre 2018
Intergenerazionale, interdisciplinare, internazionale. È la decima edizione del Premio Lissone di Pittura, che sabato ha assegnato nove riconoscimenti. Sette sono stati scelti dalla Giuria composta da Marco Meneguzzo, Demetrio Paparoni e Alberto Zanchetta, mentre il Premio Editoria in partnership con Exibart è stato deciso dalla Giuria formata da Matteo Bergamini e Silvia Conta, a cui si è aggiunto Zanchetta nell’assegnazione di un ulteriore Premio Stima.
Il Gran Premio della Pittura, di diecimila euro, è andato a Gabriele di Matteo; il Premio della Critica a Sali Muller; il Premio MAC, che prevede una mostra personale all’interno della programmazione museale del 2020, ad Alexis Harding; due Premi Stima, consistenti in una grafica di Valerio Adami (l’ultimo artista ad aver vinto lo storico Premio Lissone, nel 1967), a Francesca Ferreri e Silvia Vendramel; una Menzione d’Onore a Regine Schumann; infine, sono stati conferiti due Premi alla carriera ai Maestri della classe 1935: Lucio Pozzi e Stephen Rosenthal. Tra le novità di quest’anno il Premio Editoria assegnato ad Alek O., che racconterà la sua ricerca attraverso un’opera e un’intervista sul numero 103 di Exibart on paper, in preparazione per ArteFiera 2019.
Il Premio Lissone di Pittura, erede di una lunga tradizione che data agli anni 1946-1967, è stato ripristinato nel 2002 con cadenza biennale, in alternanza con un altro importante premio del MAC di Lissone, quello dedicato al design contemporaneo. Per l’edizione 2018 la scelta degli artisti, su invito diretto, rispecchia l’intenzione del Direttore artistico, Alberto Zanchetta, di proseguire nell’ampia e lenticolare riflessione sulla pittura intrapresa a partire dal 2012. Dopo quattro edizioni, Zanchetta ha completamente riscritto la formula espositiva del Premio Lissone, includendo quest’anno opere scultoree che denotano forti tangenze con la disciplina pittorica.
Sono 33 gli artisti in concorso, dai giovanissimi classe 1991 fino ai Maestri nati nel 1935, provenienti da Italia, Stati Uniti, Inghilterra, Germania e diversi altri Paesi dell’Unione europea. «Le parole “tradizione” e “tradimento” – ci ha spiegato Zanchetta – condividono lo stesso etimo, ed è proprio con l’intenzione di tradire la tradizione che si è voluto rinnovare, finanche rivoluzionare, il nuovo corso del Premio Lissone che riconferma la sua vocazione e il suo prestigio. L’Amministrazione comunale e il direttivo del MAC sono quindi orgogliosi di aver dissipato la nostalgia per gli anni Sessanta, gli anni ruggenti del Premio storico, dimostrando che l’attuale edizione ha ereditato il testimone da Guido Le Noci riuscendo a proiettarsi in una storia completamente inedita e altrettanto importante. Specializzandosi e differenziandosi da analoghe rassegne, il Premio Lissone è tornato a imporsi all’attenzione degli artisti, della critica e del pubblico, con un’edizione che ci auspichiamo rimarrà impressa negli annali dell’arte italiana, e non solo».
La mostra, aperta fino al 10 febbraio 2019, presenta una o più opere di ciascuno degli artisti in concorso, in un percorso che fonde tra loro le tre sezioni tematiche: “Desidero fare qualcosa di così bello come una tela vuota” con opere di Andrea Carpita, Alexis Harding, Sue Kennington, Federico Lissoni, Alek O., Marta Mancini, Luca Pancrazzi, Lucio Pozzi, Stephen Rosenthal, Lorenza Sannai e Daniel Sturgis; “È strano continuare a pensare che la pittura sia fatta per essere vista”, con lavori di Helene Appel, Cornelia Badelita, Bea Bonafini, Riccardo Baruzzi, Sabrina Casadei, Manuele Cerutti, Gabriele Di Matteo, Francesco Lauretta, Beatrice Meoni, Vera Portatadino e Vedovamazzei; “Scultura è quella cosa su cui inciampi mentre indietreggi per guardare un quadro” con Sergio Breviario, David Casini, Davide D’Elia, Francesca Ferreri, Vera Kox, Sali Muller, Laura Renna, Florian Roithmayr, Anne Ryan, Regine Schumann e Silvia Vendramel. All’interno del palinsesto espositivo sono state previste anche delle sezioni fuori concorso che omaggiano due grandi maestri: “Un uccello canta meglio sul proprio albero genealogico” è dedicata a Jiří Kolář con opere provenienti dall’Archivio Jiří Kolář di Lecco; “In ogni caso un quadro, un disegno, sarà prodigio o nulla” raccoglie invece una serie di tecniche miste di André Masson che, idealmente, si ricollegano al mistero celato dietro alla sua effettiva partecipazione al X Premio Lissone del 1957.
In home: Silvia Vendramel, Bath, 2018, resina e poliuretano espanso
In alto: Gabriele Di Matteo, China Made in Italy Composition #2, 2009–2018, olio su tea

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