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Al Maxxi? Sono peggio di Scajola. Sgarbi a ruota libera, all’una di notte al ristorante…

di - 5 Maggio 2010

Domenica scorsa si è messo letteralmente a nudo, abbozzando un goffo strip-tease nel lupanare televisivo di Barbara D’Urso. Oggi Vittorio Sgarbi scopre qualcosa che troviamo ben più succoso dei centimetri di pelle bianchiccia sparati via etere all’ora della merenda. Ovvero: progetti, politiche e sensazioni su un futuro prossimo che, per lui, è già presente. Da quando, lo scorso mese di gennaio, il poetico ministro Sandro Bondi l’ha investito del doppio incarico di curatore del Padiglione Italia a Venezia 2011 e del ruolo di supervisore della campagna acquisizioni del Maxxi, pronto per l’inaugurazione fissata nell’ultimo week-end di maggio. Partiamo da Venezia, con Sgarbi che ha già dato “scandalo” con indicazioni precise su cosa intende fare. In sintesi: reinterpretare i termini della contemporaneità, recuperare artisti anche non giovanissimi, anche attivi da molto tempo, ma tendenzialmente ignorati dal tessuto della critica tradizionale. Nessun eccesso, almeno non dichiarato; nessuna provocazione…

Possiamo quindi parlare di un “non-scandalo” per la sua Biennale? Ed è forse qui, nell’apparente ricorso alle “acque chete che smuovono i ponti”, il vero scandalo?
Ci si immagina che tu ogni due anni faccia vedere delle cose che non si conoscevano fino a due anni prima. E siccome questo non è mai avvenuto, perché hanno sempre prevalso delle tendenze che hanno reso obbligatorie le presenze di alcuni nomi anche per quindici anni, allora il problema è riuscire a risarcire – almeno a partire dall’inizio del millennio nel quale noi siamo, una quantità di cose non viste benché esistenti. Io credo che potrò andare anche un po’ più indietro, ma insomma: far vedere ciò che è stato fatto in Italia negli ultimi dieci anni, non soltanto attraverso alcune correnti privilegiate, ma attraverso un setaccio di quello che avviene regione per regione penso possa portare a delle scoperte. Tanti ne conosco e tanti vedo ignorati o dimenticati o trascurati: per cui io la farei così. Ma si può anche fare in maniera più stupefacente: adesso sto meditando a due o tre colpi di scena.

Sull’entità dei colpi di scena Sgarbi è ancora, inaspettatamente, abbottonato. Anche se per sgombrare il campo dalle tensioni del toto-nomi ne spara una delle sue…
Pensavo di mettere soltanto un’opera di Mantegna. Così si risolve il problema della competizione.

Ma in fondo la Biennale è ancora lontana: ben più vicina è l’inaugurazione del Maxxi. Così, alle polemiche sul contenitore” – tra progetto in sé, costi e ritardi – Sgarbi aggiunge quelle sul “contenuto”…
Tutti i buoni artisti non ci sono al Maxxi. Se fossi io il ministro il Maxxi non aprirebbe finché non hanno fatto una valutazione dei loro errori e una espiazione; ma io credo che il modo per chiuderlo sarà farli arrestare tutti, perché tutto quello che hanno comprato l’hanno comprato al di fuori di ogni regola di mercato. Ma non dispero di riuscire a non farlo aprire. Tenerlo chiuso: è la cosa migliore che si può fare. Però non mi pare che la volontà politica sia quella di mettere in discussione ora qualcosa che va messa in discussione proprio alle origini. Non è che si può dire “beh, adesso cercheremo di correggere in corso d’opera”… bisogna mettere i lucchetti e affidare alla magistratura la pratica.

E, tanto per restare in cronaca…
Non so come sia la vicenda del ministro Scajola: ma il ministro Scajola, con la vicenda dell’acquisto dell’appartamento, non è innocente: è vergine, rispetto a quello che ha acquistato il Maxxi. Che aprano un museo per mostrare lo scempio di miliardi per comprare della merda assoluta, nemmeno “d’artista”, è sorprendente.

E se “sul prezzo v’è poi da ridire”, è fin dal nome che Sgarbi preconizza il futuro funesto del Maxxi. E non solo del suo: che dire anche del Macro?
Sono luoghi amministrati da microcefali. Per cui possono anche essere Macro o Maxxi ma i nomi contraddicono le persone: sono “mini” e “micro” e vengono chiamati “macro” e “maxi”, è nel nome che c’è la radice malata. La ricerca è molto varia, ma non è percepita da questi becchini. D’altra parte non hanno nemmeno avuto una nomina consapevole, sono lì per automatismo di carriere. (francesco sala ed ermanno bidone)

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  • Sgarbi sarà pure rissoso ed egocentrico ma quanto è vero quello che pensa e che dice a proposito dell'arte contemporanea..

  • - Sgarbi,...leale percorso di credibilità,di credi...,di un Essere-Phatos,...nell'atto dell'espressione per Sè e per le genti- Lilian

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