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Alla Maison Rouge di Parigi, la storia di Europa e Stati Uniti, tra bambole e deportazioni

di - 28 Febbraio 2018
L’Europa e gli Stati Uniti, percorsi dalle storie dolorose e piene di coraggio raccontate dall’artista rom Ceija Stojka e dalle artigiane di bambole nere della collezione di Deborah Neff, in due mostre alla Maison Rouge di Parigi, fino al 20 maggio.
“Black Dolls. The Deborah Neff Collection”, mostra curata da Nora Philippe, presenta centinaia di bambole afroamericane fatte a mano e una serie di fotografie realizzate tra il 1840 e il 1940. La bambola, simbolo dell’infanzia ma anche modello sociale da perseguire, acquista in questa mostra una valenza storica. Questi pupazzi di pezza sono parte della storia statunitense, perché rappresentano, nella loro semplicità, oltre che le abilità manifatturiere delle artigiane, per lo più anonime, anche la condizione sociale degli afroamericani nel periodo della segregazione razziale. La collezione di Deborah Neff, mai uscita dagli Stati Uniti fino a oggi, è all’origine di un colloquio transdisciplinare dal titolo Bambole nere, cultura materiale, rappresentazioni e resistenza africana-americana (1840-1940), che si è tenuto il 27 febbraio al Musée du quai Branly. Tra i partecipanti Deborah Willis, consulente scientifico della mostra, che ha parlato della fotografia di bambole nere e bianche, tra memoria e materialità. A chiudere la giornata, l’artista Pascale Marthine Tayou.
La Maison Rouge accoglie anche le opere dell’artista di origini rom Ceija Stojka (1933- 2013). Attraverso 130 opere, prodotte tra il 1988 e il 2012, l’artista austriaca racconta la sua storia personale e quella della cultura rom, dalla vita di tutti i giorni, vissuta tra carovane, cavalli e fuochi di bivacco, alle deportazioni nei campi di concentramento tra Auschwitz-Birkenau, Ravensbrück e di Bergen-Belsen, a cui fa seguito il periodo della rinascita. A quarant’anni dalle deportazioni, Ceija Stojka sente la necessità di raccontare la sua storia con testi e centinaia opere, attraverso l’uso di acrilico su cartone o di inchiostro su carta. Presentata precedentemente presso La Friche la Belle de Mai a Marseille l’anno passato, questa mostra è un lavoro sulla memoria, un viaggio a ritroso nel tempo che l’artista restituisce con immensa vividezza e semplicità di esecuzione, riuscendo a stringere un forte legame empatico con il pubblico. (Livia De Leoni)

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