L’inconscio, l’area del sogno, il funzionamento metaforico della mente, la percezione multi-sensoriale, la memoria, lo sconfinamento nella realtà virtuale o soprannaturale, il sublime, il flusso di coscienza, lo stato ipnotico. Non stiamo parlando di un ibrido Freud-Jung 2.0. Anzi, forse sì, perché Inscape Rooms è il progetto di fine anno di artisti e ricercatori in residenza all’Istituto Svizzero di Roma, una due giorni, dal 23 al 24 giugno, che trova il suo fulcro nella mostra collettiva “La vita della mente” e che si sviluppa con un ricco programma di workshop, installazioni interattive, performance, sleep concert e dj set. Un progetto interdisciplinare, che parte dall’immagine del paesaggio interiore per arrivare all’espressione artistica, durante il quale ogni cosa fluirà nell’altra senza soluzione di continuità, dagli spazi del giardino di Villa Maraini a quelli della Dipendenza, proprio come succede alle sensazioni e ai ricordi.
La mostra, curata da Giuliana Benassi e ispirata all’ultima opera di Hannah Arendt, coinvolge gli artisti dell’Istituto – Pauline Beaudemont, Alessandro Cicoria, Michela de Mattei, Federica Di Carlo, Antonio Fiorentino, Genuardi/Ruta, Edgars Gluhovs, Nelly Haliti, Marta Mancini, Simone Pappalardo, Marion Tampon-Lajarriette – le cui opere indagheranno sui diversi aspetti della mente, soprattutto quelli più nascosti. Il 23 giugno, Pauline Beaudemont inviterà i dottori Vincent Stella e Mario Marazzi a realizzare un workshop sull’ipnosi, mentre Wolfgang Georgsdorf, invitato da Tumasch Clalüna, presenterà un lavoro legato alla sua ricerca sugli odori, sottolineandone il legame con l’inconscio. Al tramonto, il gruppo IOIC – Institute of Incoherent Cinematography di Zurigo, invitato da Marion Tampon-Lajarriette, metterà in scena unea performance musicale all’aperto. Le ore notturne, invece, saranno scandite dallo sleep concert di Daniela Bershan. Il programma completo, è consultabile
qui.
In alto: foto di Simone Pappalardo / Dehors Audela