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Allo Spazio Fico di Milano, tre giovani artisti danno corpo a emozioni e desideri |

di - 16 Luglio 2019
Con quale frequenza capita che la commozione di fronte a un’opera d’arte diventi corpo? Può succedere nell’opera ambientale intitolata Teenage Wasteland (2019), realizzata dagli artisti Elisa Diaferia (1998), Michele Jean (1997) e Giulia Wetter (1998) e visitabile fino a domani, 17 luglio, allo Spazio Fico di Milano, nel simbolico numero 17 di Via Tellini, in cui si intuisce a fior di pelle il loro desiderio, anzi, la necessità, di sperimentare e confrontarsi.
Un colore, l’asprezza di un materiale, un brano musicale. Elementi indistinti si intrecciano con intensità e interpellano il soggetto con urgenza. Una reazione fisiologica diventa risposta a un’esperienza sensoriale che si allaccia alla nostra intelligenza emozionale e cognitiva attraverso la riattivazione di un ricordo spesso inconscio. Immergersi nell’ambiente immacolato, lunare, profetico – eppure senza tempo – di Teenage Wasteland, significa al contempo essere spettatore ed essere-nel-mondo, in quel dissolversi della contrapposizione tra soggetto-oggetto, ovvero quella sorta di intercorporeità di Maurice Merleau-Ponty.
L’effetto spaesante dell’ambiente si avverte già dall’ingresso. Lo spettatore deve attraversare un corridoio grigiastro di forme organiche e morbide, che si contrappongono all’inorganicità della plastica da cui è fatto, e respingere con forza questo passaggio in PVC che si accascia sul visitatore fino a rilasciarlo libero, secondi più tardi, in una stanza ampia e di luminosità abbagliante, quasi chirurgica.
In un certo senso, ricorda l’innovazione di Jesús Rafael Soto (Ciudad Bolívar, Venezuela, 1923- Parigi, 2005) con l’opera Penetrabile (1969) realizzata in plastica e metallo e presentata nel Museo Nazionale d’Arte Moderna di Parigi.
Una volta varcata la soglia, un approfondito lavoro di ricerca viene testimoniato dalla sensibilità con cui si integrano i diversi elementi compositivi dell’installazione: dal libro di artista alla colonna sonora, l’opera si rivendica autonoma senza didascalie né apparati iper-narrativi. Nel glicine svelto ed elegante che si arrampica verso il lucernario, sembra affacciarsi una complessità in evoluzione. Il progetto realizzato in collaborazioni tra i tre artisti, si è avviato agli inizi del 2019 in un susseguirsi di domande che riguardano l’arte (dalla teoria alla prassi), per allungarsi poi al contesto circondante che ha compresso la scoperta dei rapporti e interessi condivisi con altre discipline: cinema, letteratura, moda, musica e design.
All’interno di un cortile in cui da un frondoso albero pende una delicata foglia di ottone, Spazio Fico nasce un anno fa dalla collaborazione artistica e curatoriale tra Diaferia e Wetter accomunata dalla volontà di dar vita a un luogo di ricerca in cui mettere alla prova le proprie ossessioni. Un curioso programma di appuntamenti, che prevede il confronto con artisti di diverse discipline (e anche il secondo episodio di Teenage Wasteland), partirà a settembre prossimo secondo la breve – ma cospicua – tradizione che hanno già ordito durante la scorsa stagione espositiva. (Ana Laura Espósito)

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