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Andy Warhol? Faceva anche “Computer grafica”. Escono alla luce floppy disk degli anni ’80: una commissione per Commodore International

di - 25 Aprile 2014
Non passa giorno che del buon caro Andy Warhol non ci sia una scoperta. Leonardesco, quasi, per tutte le sue attribuzioni ed esperimenti, l’ultimo “ritrovato”, perché è proprio questa la giusta definizione, sono una serie di floppy disk con file fino ad oggi illeggibili, a causa dell’obsolescenza del mezzo, risalenti al 1985, realizzati su un computer “Amiga 1000” ed entrati nella collezione dell’Andy Warhol Museum di Pittsburgh nel 1994.
Che ci faceva il Re della Pop Art con un antesignano programma di grafica? Una commissione per la Commodore International, per dimostrare la capacità delle arti creative del computer. Sono scarabocchi e inquadrature di un desktop, sperimentazioni con segni e colori sulla silhouette di una banana, di un ritratto di Marilyn Monroe e Debbie Harry (appartenente alla collezione privata del Maestro) e della zuppa Campbell.
Testimonianza indelebile di questa collaborazione anche una lettera con numerosi punti scritti a mano dall’allora direttore commerciale dell’azienda Fred Hughes. Ma come è uscito questo nuovo “tesoretto”? Quando l’artista Cory Arcangel ha visto Warhol in un clip su YouTube, che promuoveva “Amiga 1000”. La storia va avanti dal 2011 quando insieme al Museo di Pittsburgh e al Carnegie Museum of Art, insieme alla curatrice Tina Kukielski, si è deciso di provare ad estrarre i file dei floppy.
Quello che oggi ne è venuto fuori è “The Photograph invisibile”, documentario in cinque parti che indaga il mondo della nascosto della fotografia, inaccessibile o difficile da vedere.
Matt Wrbican, chief archivist al The Warhol Museum, ha affermato: «Gli esperimenti dell’artista con l’hardware Amiga sono una piccola parte del suo straordinario archivio, la cui quasi totalità è stato regalato al museo dalla Fondazione Andy Warhol for the Visual Arts. Nelle immagini si vede un Warhol maturo che aveva trascorso circa 50 anni di carriera con lo sviluppo di una specifica coordinazione mano-occhio, che ora improvvisamente si trovava alle prese con la bizzarra, nuova, sensazione di un mouse nel palmo della mano, e un lavoro a distanza di diversi centimetri, nello schermo».
I file originali ora saranno messi al sicuro, ma quel che è certo è che anche stavolta, dietro ogni operazione che riguarda “il mito”, si sente odore di dollari. E anche nuove mostre, tanto l’immortalità è già stata raggiunta. Se volete ulteriori informazioni sul progetto (anche di recupero dei dati) www.nowseethis.org

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