Andrea Mirabelli, ph. Federica Mariani
Sarà visitabile fino al 25 gennaio 2026, nel foyer del PACTA Salone di Milano, Note sulla scultura – Deposizioni, la nuova mostra di Andrea Mirabelli, secondo appuntamento di COLLATERAL, il ciclo espositivo curato da Elisabetta Longari che mette in relazione arti visive e scena teatrale attraverso una serie di interventi pensati per dialogare con la programmazione del teatro, inteso come spazio di attraversamento e di confronto tra linguaggi. Dopo Stories of Violence di Alessandro Cravera, presentata nel novembre 2025 come primo capitolo del progetto, COLLATERAL prosegue quindi con un’esposizione che affida alla pittura il compito di interrogare i meccanismi del potere e le sue trasformazioni improvvise. Le tele di Mirabelli, appartenenti a un ciclo realizzato tra il 2024 e il 2025, affrontano infatti il tema dei cambiamenti repentini dell’autorità e della forza distruttiva del nuovo che, in molti casi, cancella, rimuove e reinterpreta radicalmente i simboli che lo hanno preceduto.
In particolare, l’artista, nato a Milano, nel 1996, lavora sulla rappresentazione delle deposizioni di monumenti celebrativi, momenti sospesi tra cronaca e allegoria, in cui l’abbattimento fisico della statua diventa gesto emblematico di una frattura storica più profonda. Mirabelli esplora le implicazioni collettive e simboliche dell’evento, la perdita di legittimità dell’immagine, il collasso dell’ideologia che essa incarnava, l’ambiguità di un atto che può apparire al tempo stesso liberatorio e violento. Le scene dipinte rimandano a episodi riconoscibili nella percezione collettiva ma non identificati, mantenendo una tensione aperta tra documento e metafora.
Come osservato da Longari, dal punto di vista formale la pittura di Mirabelli risente in modo evidente del linguaggio dei media documentaristici. Le inquadrature sono spesso instabili, parziali, come se fossero tratte da un frame video o da uno scatto improvviso. Una grammatica visiva che richiama il reportage e la cronaca visiva, pur restando ancorata alla densità materica e al tempo lungo della pittura. Questa ambivalenza rafforza il cortocircuito tra testimonianza e interpretazione, coinvolgendo lo spettatore in immagini che appaiono familiari e, insieme, perturbanti.
La mostra instaura un dialogo diretto con due spettacoli in scena al PACTA Salone nelle stesse settimane. Il processo di Franz Kafka, rappresentato dal 9 all’11 gennaio 2026, con cui condivide una riflessione sull’opacità del potere e sui suoi meccanismi impersonali. E Arsi, ispirato all’interrogatorio di Giovanna d’Arco, in programma dal 22 al 25 gennaio 2026, che riporta al centro il tema del giudizio e della distruzione simbolica del corpo come luogo del conflitto politico.
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