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Architettura, parola grossa. Matteo Costanzo ed Emilia Giorgi ci parlano dei lunedì di CROSS

di - 19 Novembre 2018
Di architettura si potrebbe discutere all’infinito, in fondo è il linguaggio che caratterizza il nostro spazio e circoscrive il nostro tempo. Ma quanto è difficile parlarne? Architettura è una parola grossa, la sua stessa definizione è una struttura imponente e, soprattutto, incompiuta, i dizionari dovrebbero essere aggiornati ogni mese, specificando le sfumature di significato e le declinazioni, i sinonimi e i contrari, le traduzioni e i false friends. Arduo, allora, trovare i modi giusti per comunicare l’argomento in maniera esauriente, contando anche che le occasioni non sono poi così tante. Una buona di queste è CROSS, programma di conferenze nella cornice dei celebri “I lunedì dell’Architettura” dell’IN/ARCH Lazio, avviati da Bruno Zevi fin dalla fondazione dell’Istituto. E così, ripartendo da questo esempio storico, si torna a parlare di cultura architettonica, comprendendo in tale locuzione gli sconfinamenti in settori della conoscenza più o meno immediatamente affini, quei linguaggi che le si sono sviluppati tutto intorno, dando vita a nuovi progetti ibridi. Abbiamo raggiunto i curatori, Matteo Costanzo ed Emilia Giorgi, per farci dire di più.
Cross prosegue un discorso avviato dai Lunedì dell’Architettura di Bruno Zevi. Come avete raccolto questa suggestione storica?
«Zevi, che aveva una grande visione per la cultura architettonica, avviò I Lunedì dell’Architettura subito dopo aver fondato l’IN/ARCH, nel 1959, e ancora oggi sono attivi. Zevi ha sempre ibridato l’architettura con le altre discipline, basti pensare al periodo d’oro degli incontri con personalità del calibro di Pier Paolo Pasolini e Alberto Moravia, e ci sembra importante tornare a parlarne in questo senso, dando spazio ai progettisti, cercando di coinvolgere autori italiani e internazionali, tra artisti, fotografi, registi, scrittori…».
Orizzontale e Parasite 2.0 sono i protagonisti del prossimo incontro del 19 novembre, nella sede dell’ACER. Di cosa si parlerà?
«Nel caso delle giovani generazioni, abbiamo scelto di mettere in dialogo uno studio di Roma e uno con sede in un’altra città, per cercare i punti di interesse comune. In questo caso, i romani di Orizzontale e Parasite 2.0, che lavorano tra Milano e Bruxelles. Alla presentazione iniziale, seguirà un momento di dibattito, perché per noi è essenziale trovare un modo per coinvolgere il pubblico. Il nostro obiettivo è trovare un luogo in cui poter parlare con calma di architettura».
Quali saranno i prossimi appuntamenti da segnare in agenda?
«Il programma prenderà forme diverse, a seconda del tipo di incontro che sarà presentato. Il 17 dicembre, i registi Ila Bêka & Louise Lemoine presenteranno una delle loro opere filmiche. Poi, il 21 gennaio, sarà la volta di Stefano Boeri che, oltre a presentare il suo lavoro, discuterà con noi della sua visione di Roma. E poi ci saranno anche Mario Cresci, Alterazioni Video, Marco Tirelli e tanti altri ancora. Il programma non prevede una data di scadenza».
Quanto è importante, oggi, trovare occasioni di dialogo tra conoscenze anche apparentemente distanti?
«È essenziale e lo sarà sempre di più ma accade raramente. Con il nome CROSS vogliamo intendere tanto un dialogo interdisciplinare quanto un tentativo di riattivazione del discorso. Sperando di coinvolgere anche i giovani e gli studenti».
C’è una città nella quale questa ibridazione dell’architettura con altre discipline sia tangibile, attraversabile, più che in altre?
«A Roma questa ibridazione già esiste, qui i linguaggi si mescolano da sempre ed è proprio Roma a essere stata, per noi, l’ispirazione principale. Abbiamo voluto impegnarci, grazie all’invito di Amedeo Schiattarella, proprio per tornare a lavorare sulla città in questo senso».

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