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Arte contemporanea e nuovo cinema in un miscuglio sperimentale che porta il nome di “Les Rencontres Internationales”. A La Gaïté Lyrique di Parigi

di - 12 Gennaio 2016
Una programmazione allettante che propone 120 opere provenienti da 40 Paesi diversi, tra artisti noti ed emergenti, per un’apertura sulla creazione contemporanea che esplora il documentario, la fiction sperimentale, fino a toccare forme ibride oltre ogni classificazione. Ecco Les Rencontres Internationales, da oggi a La Gaïté Lyrique di Parigi. Nathalie Hénon e Jean-François Rettig assicurano la direzione e la programmazione dell’evento dal 1997 e grazie al loro sguardo attento alla più recente creazione hanno dato vita di volta in volta ad una piattaforma diventata necessaria nel panorama europeo e non, qui si privilegia la scoperta e la riflessione sulla pratica contemporanea dell’immagine in movimento. Un evento che continua a svilupparsi oltre le giornate organizzate in questa settimana, grazie a diverse il collaborazioni come per esempio con la Biennale d’Arte contemporanea di Cartagena in Colombia, con il MOCCA (Museum of Canadian Contemporary Art) o il Hakaranga Soko Yokohama Contemporary Art Centre in Giappone, ma anche con la Romania e il Libano. Tra le prime europee, il film Vapour del tailandese Apichatong Weerasethakul, classe 1970; il cineasta ha ottenuto la Palme d’oro al Festival dei Cannes nel 2010 per il film Oncle Boonmee, celui qui se souvient de ses vies antérieures.
Prima francese per Spectrographies di Dorothée Smith, dove foto, video, film, installazione utilizzano nuove tecnologie in un lavoro che esplora il concetto d’identità. Nello sviluppare un’arte ibrida, l’artista utilizza anche il proprio corpo come materia. Ma lo fa anche la svedese Lina Selander con The Offspring resembles the parent, realizzato con Oscar Mangione, il cui titolo si ispira alla Poetica di Aristotele,  e che è stato presentato durante l’ultima Biennale di Venezia presso il Padiglione svedese. Figura chiave del cinema sperimentale americano, Thom Andersen, che ha cominciato a fare film a metà degli anni sessanta a Los Angeles, presenta qui The Thoughts That Once We Had. Ispirato alla teoria cinematografica di Gilles Deleuze, il film è costruito intorno all’amore e al potere di seduzione del cinema. La produzione filmica dell’artista americano sviluppa i legami tra la messa in immagine del pensiero e la scrittura. Tanti altri sono gli eventi tutti da scoprire su www.art-action.org (Livia de Leoni)

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