Dall’8 aprile al Fabbricone di Prato “Le pareti della solutidine ”: un romanzo/saggio scritto con un linguaggio simbolico e poetico tra il 1975 e il 1976, e frutto dell’esperienza di Ben Jelloun come psicologo in un centro di accoglienza per immigrati a Parigi.
La struttura narrativa dello spettacolo riprende e sviluppa in forma poetica, non realistica, il tema della solitudine e dell’estremo malessere nello scontro tra differenti culture. Il protagonista è uno dei tanti emigranti che trascina la propria vita ed il proprio corpo in una città a lui estranea. Una persona invasa dai sogni che sopravvive grazie alla capacità di inventarsi una vita anche se fatta di chimere e nostalgia.
Il percorso sonoro, musica e canto di Maly Dialy Cissoko (uno straordinario musicista senegalese che vive da alcuni anni in Italia) e Mirio Cosottini con la tromba, si intreccia con il linguaggio simbolico e poetico della narrazione; si inserisce sulla valenza sonora della parola e ne amplifica la forza comunicativa diventando parte integante del progetto drammaturgico.
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peccato... non riesco ad andarci :(