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Atipografia, ovvero due anni di arte contemporanea nel distretto delle concerie, lavorando sul territorio. Tre domande alla direttrice Elena Dal Molin

di - 23 Febbraio 2017
Da due anni Atipografia, ad Arzignano – in provincia di Vicenza, sede di uno dei più famosi distretti conciari d’Italia – fa dialogare artisti con il territorio, propronendo mostre che si potrebbero definire “site specific”, vista questa loro peculiarità. Non è un caso, infatti, che in questa sede vi vogliamo raccontare l’ultimo progetto dello spazio, con le parole della direttrice artistica e fondatrice Elena Dal Molin. Stavolta ci sono due fotografi: Mark Power e Stuart Franklin. In scena la nuova identità del distretto della concia attraverso un duplice filone narrativo: da una parte Franklin che indaga l’acqua; dall’altra l’obiettivo fotografico di Power esplora il mondo della produzione, i suoi impiegati e le sue tecnologie innovative. Un vero e proprio scavo identitario, oltre ad un’esperienza estetica.
Atipografia compie due anni esatti. Come sono andati e come vedete i prossimi?
«Sono stati due anni molto intensi, sono state prodotte nove mostre nate dalle residenze degli artisti e abbiamo visto aumentare continuamente l’interesse del pubblico. La sfida all’inizio era molto importante, per questo abbiamo deciso di lavorare per temi annuali, punto di partenza per lo sviluppo delle mostre degli artisti.Il primo anno il tema era “L’invisibile”, partendo dal presupposto che l’uomo vede solo ciò che riconosce; il secondo anno “Epochè” la sospensione del giudizio in attesa di raccogliere le informazioni necessarie; quest’anno parliamo di “Territorio”. Vediamo questi temi come un percorso che consegniamo al nostro pubblico. Non c’è naturalmente la pretesa di dare delle risposte, ma la volontà di moltiplicare i punti di vista. Proseguiremo nel 2018 parlando di “Relazioni” e il 2019 di “Fede”».      
Oltre alle mostre, ai progetti, alla partecipazione…com’è trovarsi a lavorare in un territorio che forse non è facilmente incline all’arte contemporanea? C’è qualche problema legato a questo aspetto un po’ periferico?
«Lavorare in un territorio che era completamente digiuno d’arte contemporanea non ha semplificato le cose, ma crediamo che aver lavorato per temi sia una modo efficace per accompagnare le persone nella lettura dell’arte contemporanea. Ad oggi Atipografia è ben conosciuta e conta più di 2mila associati. Il fatto di fare cultura contemporanea a 360° aiuta. Numerosi sono stati gli incontri di teatro, musica, letteratura, cinema e corsi formativi che hanno aumentato la curiosità e avvicinato il pubblico che si trovava a passare del tempo all’interno della mostra».
La mostra in corso si pone un po’ come uno scavo identitario: Franklin indaga l’acqua e Power esplora il mondo della produzione conciaria, quasi in omaggio alla vecchia attività del vostro spazio. Come nascono le vostre collaborazioni, come avvicinate gli artisti, che cosa volete portare “in scena”?
«L’artista viene scelto in quanto crediamo che possa aggiungere un nuovo punto di vista rispetto al tema che gli si pone. Quest’anno, come detto si parla di territorio. Parlare di territorio ad Arzignano significa anche parlare di territorio industriale. Il distretto conciario della città è il più importante d’Italia, l’1 per cento del pil è prodotto qui, sono 460 le aziende e 8300 gli addetti senza contare l’indotto. C’era una storia da raccontare. Stuart Franklin è uno dei più noti reportagisti, eppure le sue foto sono poetiche, evocative per questo gli abbiamo chiesto di raccontare l’Acqua, elemento fondamentale e delicatissimo di questo settore. Mark Power è forse il più grande fotografo di fotografia industriale, visti i numeri di cui si parla ci interessava vedere con i suoi occhi queste importanti aziende. Chiamare artisti così importanti a parlare del nostro territorio ha restituito ai cittadini consapevolezza e poi orgoglio».
Nelle foto: The Perfect Tannery – Atipografia, © Luca Peruzzi

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