Un nuovo modello di officina culturale: la Società delle Api a Roma

di - 21 Febbraio 2026

Quando nel 2012 lo scrittore Mario Vargas Llosa pubblicò il volume La civiltà dello spettacolo, nell’introduzione, che ha tutti i toni un’accusa, riconosce in modo sentenzioso che la cultura ha subìto una metamorfosi. Questa trasformazione, oltre a condurla in una crisi profonda, l’ha portata a vivere una fase di decadenza, trattando con facilità e superficialità questioni culturali per trasformarle in occasioni di intrattenimento. Tale forma di rischio potrebbe sfiorare qualsiasi categoria culturale, anche quella in rapporto a una rete urbana, come quella della città di Roma, caratterizzata da una estensione complessa e stratificata allo stesso tempo.

Jeremie Danon

Sebbene la capitale disponga di innumerevoli risorse, grazie alla ricchezza del suo patrimonio storico, negli ultimi mesi si è assistito alla diffusione di numerose iniziative private dedicate alla ricerca dell’arte contemporanea. Si tratta di luoghi che offrono percorsi culturali alternativi rispetto ai tradizionali circuiti museali, di gallerie e fondazioni. Di norma istituiti da personalità del mondo della cultura, nutrendosi e coltivandosi di passioni personali, frutto di studi e ricerche, si muovono su approcci indipendenti. Tra queste iniziative rientra l’apertura dell’organizzazione no profit fondata nel 2018 da Silvia Fiorucci, la Società delle Api, trasferita di recente da Monaco a Roma. Situata nel Rione Campo Marzio, nella dimora progettata da Marco Bay e abitata dall’architetto degli anni Trenta Vittorio Morpurgo, la Società ha inaugurato la propria sede coinvolgendo oltre settanta artisti con un allestimento diffuso in tutti gli spazi dell’abitazione.

Installation view, Società delle Api, ph Gerardo Gaetani

Ed è soprattutto questo il senso della mostra: aprire al pubblico con un insieme di opere in formato A4, raccolte in semplici cornici di legno neutro: una scelta attenta verso gli spazi, i legami di amicizia e intese che intercorrono tra la fondatrice e tutti gli artisti partecipanti. Sebbene alcuni lavori siano di particolare interesse per la fattura e lo spirito d’ideazione, rappresentano anche una forma di vivida testimonianza di amicizia, stima reciproca e passione che lega Silvia Fiorucci a tutti i coinvolti. La presenza ricorrente nelle opere di una dedica personale, altrimenti un riferimento esplicito alle api e alla loro naturale operosità, ne è un tratto rilevante.

Eleni Bagaki

La scelta di questo insetto come simbolo identitario della Società caratterizza la comunione di intenti e il lavoro collettivo, caratteristiche che dovrebbero essere sempre presenti nel sistema dell’arte contemporanea. Una modalità progettuale che assume le forme di una scoperta condivisa rispetto a qualcosa che verrà costruito durante la programmazione. La Società delle Api si presenta quindi come uno spazio anticonformista, dalla forte permeabilità tra il mondo della cultura, quello delle passioni personali e gli interessi collettivi. Da qui deriva l’intenzione di Silvia Fiorucci di offrire un luogo fisico a chi abbia la necessità di approfondire i propri studi, attraverso lo sviluppo di progetti editoriali, l’apertura di una biblioteca e l’organizzazione di mostre e iniziative espositive più articolate, soprattutto con la presenza di un ambiente ospitale adibito a residenza d’artista.

Valentine Prissette

Una scelta visionaria volta a modellare sistemi comuni affinché il pubblico partecipi attivamente. Non sorprende quindi se i settanta artisti coinvolti nell’iniziativa, provenienti da diversi ambiti tra pittura, scultura, installazione, design, video arte, pur nella loro eterogeneità espressiva siano stati chiamati a confrontarsi con un formato condiviso. Tutto ciò ha permesso di concepire questo evento di apertura non tanto come una semplice somma di esperienze, quanto invece come una fusione di sensibilità e valori per la creazione di una mappa affettiva. Pertanto, in opposizione alla visione tanto pessimistica quanto realistica di Llosa, la cultura e l’arte contemporanea in particolare, anche nell’epoca della loro presunta dissoluzione, si configurano piuttosto come una metamorfosi ancora in divenire. Un lavoro il cui valore si soppesa nelle tracce che lascia e nel modo in cui riesce a costruire sviluppo e diversità culturale.

Installation view, Società delle Api. Ph Gerardo Gaetani

Quel che più colpisce di questa iniziativa è il fatto che la Società delle Api non abbia una delega univoca circa la direzione artistica, avvalendosi di un Advisory Board che affianca il lavoro della fondatrice: un gruppo ibrido composto da artisti, direttori di musei e collezionisti. Probabilmente è proprio questa flessibilità a garantirne la positività della scelta e contrariamente da quanto affermava Llosa, è capace di incidere costruttivamente e positivamente, senza alcuna spettacolarizzazione sugli scenari di una città che, per una sete fisiologica, accoglie impulsi culturali sempre più crescenti, assieme a nuove strategie capaci di segnarne l’assetto e la storia.

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