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Beni demaniali in mano a privati, per garantire restauri e cultura, in nome dell’articolo 9. Ecco il nuovo accordo sottoscritto dal Mibact

di - 7 Ottobre 2015
Passerà alla storia come il Ministero più “rivoluzionario” il Mibact attuale, che dopo la nuova idea di promozione turistica legata all’eliminazione del “Parity rate” di cui vi raccontiamo ne “Il Fatto” di oggi, arriva con una nuova sottoscrizione che riguarda Beni Demaniali e No Profit.
Che succede? Che da oggi saranno in concessione beni immobili (per iniziare un totale di dieci strutture) del demanio culturale dello Stato, non aperti al pubblico o non adeguatamente valorizzati, ad una serie di privati (associazioni e fondazioni senza scopo di lucro con almeno cinque anni di esperienza nella gestione di un ente culturale) che dovranno pianificare restauri, programmazione e, ovviamente, costi dell’esercizio.
Una spinta a “fare del bene”, con concessioni che non saranno rinnovate automaticamente ma che avrà una durata ordinaria tra i sei e i dieci anni, estendibile fino a diciannove nel caso di interventi di restauro particolarmente complessi e onerosi.
«Da oggi le associazioni no profit attive nei territori potranno partecipare con una procedura chiara e trasparente alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale, uno strumento che consentirà di partire dal basso nell’adempimento dell’articolo nove della Costituzione (che recita così, ricordiamolo a chiare lettere: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”, ndr) Pubblico e privato sociale perseguono infatti lo stesso obiettivo a favore del patrimonio culturale a tutto vantaggio dell’intero sistema Paese”», ha dichiarato il Ministro. Che sia di buon auspicio per tutti.

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