Categorie: Mostre

Esercizi di equilibrio tra materia e segno, in mostra a Campobasso

di - 24 Gennaio 2026

A chiusura del progetto Sublime, Balance si configura come una trama di energie in relazione, un assetto dinamico, luogo di tensioni misurate in cui l’equilibrio percettivo dello spettatore non è mai dato ma continuamente ricalibrato. La mostra, visitabile fino al 31 gennaio a Campobasso, vede dialogare le ricerche di Paolo Emilio Greco e Marco Urano, ed esplora il sottile confine tra ordine e caos, tra stratificazione e sintesi, restituendo a un ex spazio commerciale in Corso Vittorio Emanuele II, trasformato in sede espositiva, una dimensione laboratoriale e percettiva, più che conclusiva.

Se Vuoto Fertile, precedentemente in esposizione, invitava ad abitare l’assenza come potenziale generativo, Balance chiede allo spettatore di sostare in uno spazio di transizione, nel punto instabile in cui gli opposti si attraggono e si ridefiniscono reciprocamente, completandosi. Materiali e oggetti di recupero, installazioni statiche e dinamiche, si intrecciano in una trama visiva che procede per contrasti cromatici, temporali e materici. La mostra è generata dall’incontro di due linguaggi apparentemente distanti e trova proprio nelle loro differenze il principio di unione per farli co-abitare. La stabilità evocata nel titolo, infatti, non si manifesta come stasi, pacificazione, ma come uno stato di movimento, una dinamica generativa, finalizzata a produrre senso, significato e nuove forme, creando un flusso continuo tra elementi che si sostengono senza mai annullarsi.

Balance, veduta della mostra, Campobasso

La disposizione delle opere invita lo spettatore a un attraversamento costituito da variazioni percettive e pause visive, in cui la stratificazione dei segni e, ancor di più, la trasformazione dei corpi materici diventano strumenti di contemplazione attiva. L’esperienza è immersiva, richiede attenzione e misura verso il dettaglio, disponibilità ad accogliere il disallineamento come parte integrante del processo estetico, la trasfigurazione e la valorizzazione dei materiali come continua scoperta. È in questo senso che Balance si presta a essere un esercizio di percezione e riconsiderazione, un invito a riconoscere l’equilibrio non come stato finale, ma come obiettivo costante di ricerca.

Balance, veduta della mostra, Campobasso

L’indagine di Greco, nello specifico, si fonda su un gesto poetico di riuso e risignificazione della carta e dei materiali di scarto. Ciò che è residuale e apparentemente insignificante diventa terreno di sperimentazione formale e concettuale, rivelando connessioni e geometrie inattese. Dalle sue composizioni emergono architetture colorate, leggere, ma ricche di percorsi nascosti, città viste dall’alto, torri e strutture enigmatiche che oscillano tra il riferimento urbano e l’immaginario metafisico. La sua produzione attraversa un esteso arco temporale, dal 2019 ai giorni precedenti l’esposizione, e crea un perfetto dialogo tra ordine progettuale e apertura poetica. Inoltre, attraverso la scelta dei titoli dei suoi cicli di opere, che evolvono da CITY a (C)ARTE DA DECIFRARE, l’artista convoca lo spettatore a una lettura libera e in evoluzione, sospesa tra le composizioni spaziali delle opere e una visione intimamente personale.

Balance, veduta della mostra, Campobasso

Accanto a queste architetture fragili ma solenni, il lavoro di Diego Parente, in arte Marco Urano, realizzato nel 2024, introduce un ritmo più immediato e vibrante, affidato a cromie intense e in contrasto e a un segno diretto che agisce nello spazio come presenza viva e attiva. Qui il gesto è dirompente, chiaro, pulito.

Il contrasto tra le due ricerche non produce fratture ma risonanze: è nello scarto, nella differenza di tempi e di linguaggi, che la mostra trova la sua coerenza interna e il suo motore creativo. L’equilibrio evocato non è una risposta ma una domanda aperta, un invito a sostare nella metamorfosi stessa delle cose, là dove materia e segno, ordine e disordine, continuano a ridefinirsi.

Con Balance, Sublime, progetto espositivo fondato da Federico Timo, chiude la sua seconda edizione, che ha saputo accogliere la complessità dell’arte e la molteplicità dei suoi linguaggi, confermandola come un’occasione di ascolto e confronto, e rendendo il suo ruolo di spazio critico e sensibile, capace di generare visioni e possibilità condivise.

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