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Biennale, architettura e altro/4. Gli occhi belligeranti di Fondazione Prada, dove il cinema si farà architettura, per rivelare le forme oscure dell’economia dell’immagine

di - 26 Maggio 2016
Di nuovo Prada spiazza un po’ tutti. Nessuna grande mostra a Venezia, ma una vera e propria ricerca su quella che è l’economia delle immagini. Nella sede veneziana di Ca’ Corner della Regina i due giovanissimi Luigi Alberto Cippini, architetto, e Giovanni Fantoni Modena, filosofo e regista, hanno messo in scena “Belligerant Eyes 5K”. Anzi, mettere in scena non è il termine esatto, perché si tratta di una ricerca in progress, dove si alterneranno personalità di vari campi del sapere non tanto per “dimostrare”, quanto per agire le possibilità delle immagini in movimento di essere generatrici, anticipando quello che è il processo espositivo nella dimensione dello sviluppo e della condivisione. “Belligerent Eyes” è così un processo (in scena fino all’11 settembre, diviso in 6 sezioni di 2 settimane l’uno) che scriverà un nuovo capitolo di Prada nell’attenzione verso il cinema, visto che la storia della fondazione è molto legata alla settima arte, dalle collaborazioni con Polanski, McQueen, Inarritu o Vezzoli.
Cippini, durante la conferenza stampa di stamane, parla di un re-shape delle forme del cinema, ma aggiunge anche la necessità di dare spazio alle giovani generazioni e alla possibilità di interagire con il pubblico, con 15 partecipanti, che riscriveranno (oppure no) un pensiero sui contenuti che vediamo tutti i giorni.
Architettura e cinema si mettono insieme, insomma, partendo dalla collaborazione e coinvolgendo anche personalità come il progettista Jhon Palmesino, che parla della possibilità data da Prada di creare un’architettura visuale, in un contesto (la produzione) che non sempre è libero né per il cinema, né per la stessa architettura. Bisognerà, insomma, lavorare e comunicare in maniera differente rispetto al nostro modo di vedere, e anche stavolta si tirano fuori – come esempio- le immagini di Venezia, della cronaca, e di una dicotomia che sussiste perennemente tra la realtà, la forma delle immagini, la possibilità di veicolarle, i simboli globali (che poi appartengono solo alla nostra parte di mondo) e alle relazioni mercantili che sussistono tra società ed immagini.
Tra gli altri ospiti anche l’economista Christian Marazzi, il cui lavoro sarà associato a quello dell’artista Trevor Plagen, per resocontare quella che è la “software substitution” di oggi, epoca della quarta rivoluzione industriale. E quale può essere lo sguardo belligerante durante questo tempo che ha reso in qualche modo “automatizzato” anche lo sguardo e il gesto linguistico di chi opera nei media, nella stessa cinematografia, per non parlare del pubblico anestetizzato?
Lo sapremo, forse, con questo strano progetto che somiglia a un workshop, ma dove nulla in teoria apparirà come lo vediamo, e dove si cercherà di espandere lo sguardo anche grazie all’uso di nuove tecnologie. www.belligerenteyes.com

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