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Bologna Art Week/17. Ritratto di Giacometti. Presentato Il film dedicato al grande maestro

di - 4 Febbraio 2018
Il ritmo frizzate di una commedia ambientata nella caotica atmosfera della Parigi degli anni Sessanta, pervade Final Portrait. L’arte di essere amici, la nuova pellicola di Stanley Tucci, dedicata all’artista Alberto Giacometti, interpretato dal premio Oscar Geoffrey Rush. Il film, in uscita nelle sale dall’8 febbraio, è stato presentato al Cinema Lumiere di Bologna, in occasione dell’art week bolognese. Non che non sapessimo già tutto del tormentato e geniale maestro svizzero, tra documentari, mostre e monografie ma mai lo avevamo osservato così da vicino, occhi negli occhi, nei panni dello scrittore americano James Lord, autore di A Giacometti Portrait, qui interpretato dall’attore Armie Hammer. A presentarlo in anteprima ad Arte Fiera è stata Alessandra Mammì, storica dell’arte e giornalista de L’Espresso, per la quale si tratta di un film nell’arte e non sull’arte, all’opposto di molti film sul tema che agli addetti ai lavori appaiono troppo spesso caricaturali.
In dialogo con Mammì c’erano Gianluca Farinelli, Direttore Cineteca di Bologna, e il regista Stanley Tucci, il quale ha soddisfatto molte curiosità attorno alla sua corrispondenza epistolare con Lord durata 12 anni, a conclusione del quale è riuscito a ottenere i diritti per la produzione del film. Il film è la trasposizione in immagini del diario di quei giorni eccezionali del 1964, una visione profondamente materica – pensiamo alle luci che indugiano sugli elementi della scena e assecondano i movimenti, le pose, i sentimenti – che descrive l’evoluzione dell’amicizia tra Alberto Giacometti e lo scrittore statunitense.
Nata dal fortunoso incontro tra due artisti, l’uno della parola e l’altro delle forme, entrambi sono accomunati dalla necessità della creazione eppure profondamente distanti per generazione. Un confronto tra due modelli culturali, quasi un passaggio di consegne circoscritto a una estenuante e intensa seduta di posa alla quale si sottopone James Lord, ancora inconsapevole di cosa lo attenda. Cresce così quel sentimento biunivoco e in qualche modo antitetico che si instaura nello studio dell’artista quando, l’uno di fronte all’altro, Giacometti e Lord si scrutano, osservano le mosse, costretti a vicenda a sostare per ore, nella loro nudità, a rivelare aspetti della propria personalità in un fraseggio non sempre esplicito e per questo rivelatore. Mentre prende forma il dipinto, Lord annota accuratamente a conclusione di ogni seduta i loro discorsi portando a compimento il ritratto di Giacometti nel quale viene rivelato il segreto della personalità di un genio, permeato da una energia devastante e tragica capace di plasmare la materia e le forme quanto i rapporti e la vita di chi entra nella sua orbita.
Un film godibile e spigliato, una storia nelle storie che assume il fascino del Secolo breve e nella quale ci lasciamo dolcemente imprigionare, come il nostro scrittore, nel vortice della sregolatezza di Giacometti. Forse assecondando una necessaria idealizzazione della personalità geniale e maledetta dell’artista, Giacometti non potrebbe avere un ritratto più verosimile, colto nell’ultima fase della sua attività artistica, travolto dall’impossibilità di concludere l’opera iniziata. (Luciana Berti)

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