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Bologna Art Week/20. SetUp chiude le porte. Il pubblico, i premiati e il “mistero”

di - 5 Febbraio 2018
Palazzo Pallavicini Rospigliosi chiude le porte per la sesta edizione di SetUp, la prima nella nuova location nel centro storico di Bologna. Buona l’affluenza di pubblico, con lunghe code nel week end, per la fiera ideata da Simona Gavioli e Alice Zannoni. Quest’ultima però, anche se figura ancora nel board della fiera, all’atto pratico quest’anno è rimasta “invisibile”. I perché, ufficialmente, sono da chiarire e questi giorni non sono stati, ovviamente, la sede adatta per le comunicazioni di servizio. Attendiamo.
Quel che è certo è che quest’anno la fiera – tolta la fantastica location – dall’allestimento del percorso espositivo alla scelta degli espositori, 39 tra gallerie, case editrici e altre realtà, sembra aver perso un poco quella freschezza che risaltava tra gli asfittici spazi dell’autostazione. Vanno bene le visite di Carlo Rossella, Presidente di Medusa Film, Biagio Antonacci, Vittorio Sgarbi o Mario Cuccinella, curatore del Padiglione Italia alla 16esima Biennale di Architettura di Venezia, sintomo che Set Up desta ancora ottima curiosità, ma avremmo voluto vedere “esplodere” Palazzo Pallavicini, e invece lo abbiamo visto zeppo di cartongesso.
Veniamo ai tradizionali premi: annunciati i vincitori del Premio SetUp 2018, dedicato ad artisti e curatori under 35. Olmo Amato si è aggiudicato la sezione come migliore artista, presentato dalla galleria BI-BOx Art Space di Biella, per l’opera Midori (Pittrice Giapponese). Fra i curatori, invece, il premio è andato a Isabella Battista, autrice del testo critico #Penelope100 presentato da Museo Nuova Era (Bari), A100 GALLERY (Galatina), ART and ARS Gallery (Galatina). Assegnato anche il premio indetto dall’Associazione Tiziano Campolmi, specificamente dedicato alla fotografia, che è andato a Martina Esposito, per l’opera Danae, a cura di Martina Tarallo.

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