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Bologna Art Week/6. Primo impatto con Arte Fiera. Un giro tra Lucio Fontana e i tappeti

di - 1 Febbraio 2018
Apre i cancelli la 42ma edizione di Arte Fiera e, come di consueto, ci si ritrova ad attraversare un consistente flusso di persone. Troviamo alcune cose notevoli e, in particolare, risaltano gli stand che hanno proposto un solo-show. Tra questi, Dep Art Gallery, di Milano, che porta un Turi Simeti sempre affidabile e ben conosciuto dal gallerista Antonio Addamiano – che insieme a Federico Sardella ne ha anche curato il catalogo ragionato, recentemente pubblicato da Skira – e Claudio Poleschi, di Lucca, con un Pino Pinelli molto curato. C’è spazio anche per qualcosa di più contemporaneo, come per la romana Rossmut, che ci dà modo di approfondire la ricerca della giovane Pamela Diamante che, con raffinato taglio concettuale, indaga su un ampio e coerente ventaglio di temi, tra l’ambientale e il virtuale. Non possono che lasciare soddisfatti gli alfabeti di Alighiero Boetti e i tagli di Lucio Fontana, i campioni di Tornabuoni, mentre incuriosisce la selezione di newyorchesi, direttamente dai favolosi Eighties, presentata dello Studio Raffaelli, di Trento, con gli esuberanti David Salle e Ronnie Cutrone. Tra i pochi a parlare una lingua diversa. A bocce ferme, non si potrà evitare di ragionare su una volontà serpeggiante tra i presenti ma per adesso disattesa, ovvero, rafforzare la presenza internazionale, visto che le uniche gallerie straniere sono le italiane in Svizzera e in Inghilterra.
E comunque, mai fidarsi troppo dalla prima cosa che si vede. È un monito sempre valido e anche questa volta è servito. Per esempio, se all’ingresso troviamo una nutrita selezione di tappeti e ceramiche, questo non vuol necessariamente dire che, ad attenderci, ci sarà un salone dedicato ai complementi d’arredo. Belli i pezzi di Salvatore Lanteri ma come punto di partenza di una fiera di arte moderna e contemporanea forse si poteva trovare qualcosa di più coerente. Magari anche qualcosa di simile allo scorso anno, quando, a dare l’imprinting, c’era il settore dell’editoria in gran spolvero.

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