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Bologna Design Week/5. Le storie del cactus. A Palazzo Isolani, il libro su Franco Mello

di - 25 Settembre 2018
Può un cactus decidere le sorti del lavoro di un artista, come fu l’Urinatoio per Marcel Duchamp? Se si tratta di un personaggio dall’immaginario irriverente, ironico come il padre del Dadaismo, situazionista nel ribaltare il valore iconico degli oggetti e il loro contesto, pop nella creazione di sculture-oggetto che abitano lo spazio in modo ludico e relazionale, non è solo possibile ma assolutamente decisivo per la storia del design italiano nel mondo.
Nel 1972, Franco Mello firmò Cactus con Guido Drocco. Inizialmente fu ideata una versione con una texture floccata, che lasciò poi spazio alla versione lucida, realizzata da Gufram e nota alle cronache. Da allora Cactus ha conosciuto molte vite e variazioni cromatiche, tanto da venire persino citato da Maurizio Cattelan (insieme a Pierpaolo Ferrari) nel loro lavoro God, pubblicato sulla sua rivista Toiletpaper.
La storia del design del XX secolo cambiò così, con un semplice gesto radicale atto a portare la natura dentro casa nella sua versione industriale di “bene d’uso domestico”. In una Torino crogiolo di forti rivoluzioni decisive per il futuro della cultura italiana – le manifestazioni operaie, i movimenti sessantottini, la nascita dell’Arte Povera – Mello fece un’operazione politica di détournement: far sì che la natura abitasse i nostri spazi interni portando con sé l’immagine del nuovo mondo artificiale, dove le materie chimiche sostituiscono quelle biologiche. E allora, un cactus prodotto in poliuretano espanso (materiale-icona dell’Italia industrializzata del tempo) diventò non solo un pratico attaccapanni per la casa o per l’ufficio, ma anche e soprattutto una “presenza verde” dentro i luoghi del vivere, un surrogato giocoso e ironico di quella natura da cui ci stavamo sempre più allontanando.
Da allora la vita di Franco Mello è diventata la storia di tanti progetti felici, che resero grande il design italiano del mondo. Un creatore dalla doppia anima di designer e di artista, che dedicò tutto se stesso a rinnovare i linguaggi artistici contaminando già all’epoca il design con l’arte, la comunicazione e la grafica editoriale con la curatela di mostre, l’attività di progettista con quella di deus ex machina di progetti inediti con altri artisti e designer. Il libro Franco Mello tra arti e design, a cura di Giovanna Cassese ed edito per i tipi di Gangemi, racconta con intelligenza critica e dovizia storiografica la parabola di un autore simbolo del dialogo tra design e arte che «porta al centro della sua cinquantennale attività la questione tutta contemporanea della riproducibilità dell’arte e una riflessione critica sulla techné, nel senso greco del termine, del saper fare e saper pensare e progettare, di incontro tra cultura materiale e teorizzazione», come recita la curatrice nel suo saggio.
È un volume ricco di approfondimenti sulla ricerca di Mello, di aneddoti interessati sul suo geniale modus operandi e sulle collaborazioni felici con artisti e intellettuali – in particolar modo con Germano Celant – che potrete ascoltare direttamente dalla voce dell’autore, di Giovanna Cassese, di Maria Pia Incutti e di Flaviano Celaschi, in occasione della presentazione del libro per la Bologna Design Week, giovedì 27 settembre, alle 17, presso lo spazio Mumble Talk Arena, all’interno di Palazzo Isolani.
Oltre a raccogliere le immagini della grande antologica curata dalla stessa Cassese alla Fondazione Plart nella primavera del 2017, nell’ambito del Progetto XXI della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee, il libro contiene un cospicuo apparato critico con testi di Edoardo Sanguineti, Nico Orengo, Claudio Germak, Francesco Poli, Paolo Fossati, Francesco De Bertolomeis, Cecilia Cecchini, Alba Cappellieri, Flaviano Celaschi, Vittorio Marchis, Franco Torriani e dello stesso Mello, da cui si scopre il notevole contributo dato dall’autore ai diversi ambiti della ricerca progettuale e artistica, che annovera anche la creazione di gioielli e la curatela di numerosi libri d’artista. Un tributo generoso e doveroso ad una delle figure che oggi hanno ancora molto da dire e da insegnare in fatto di design, soprattutto ai giovani, perché capace di reinventare nel tempo l’anima sociale, politica ed estetica del design al passo con un mondo diverso da quello dei suoi esordi. (Marinella Paderni)

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