Gli osservatori americani lo definiscono “bumby”: ondivago, mosso, incerto. E parlano di mercato, quello uscito fuori a New York dalle ultime aste di mercoledì sera, da Sotheby’s, e martedì da Christie’s. Che è successo, tanto da far titolare al New York Times “Notte mediocre da Sotheby’s”? Un terzo delle opere messe all’incanto è rimasto invenduto, nonostante una massiccia presenza di buyers cinesi connessi alle aste soprattutto via telefono e via internet. Forse per la prima volta sono andati male blue chips come gli Impressionisti, con Degas e Renoir in prima fila, oltre a Matisse (la sua Sèance du matin del 1924, stimata dai 20 ai 30 milioni è stata battuta per 19,2 milioni. Solo il mostro sacro Picasso è riuscito ad andare oltre le previsioni: la sua Sauyetage (1932) stimata dai 14 ai 18 milioni è stata acquistata da un anonimo collezionista americano per 31,5 milioni.
Christie’s aveva dato il segnale: martedì la casa d’asta era riuscita a vendere per un totale di 285,9 milioni di dollari poco sopra la stima minima di 244,5 milioni ma molto al di sotto del massimo stimato per 360,4 milioni di dollari. Gli osservatori parlano di opere messe all’incanto non così interessanti e di beghe interne alle case d’aste (Sotheby’s), ma c’è da chiedersi come mai invece le aste del contemporaneo continuino a macinare record su record. Sicuramente gioca il fattore investimento: il mercato del contemporaneo è destinato a crescere ancora. Ma forse c’è dell’altro. Per esempio il fatto che ormai i compratori e i collezionisti siano poco alfabetizzati rispetto all’arte di soli alcuni decenni fa, e siano un po’ drogati dalla scintillante (e un po’ superficiale) produzione del presente. Chissà, è un’ipotesi.